Opinioni - Oltre 1,5 milioni di ragazzi praticano calcio, ma crescono gli episodi di intolleranza. Dopo i recenti casi nel frusinate, l’Associazione Arbitri rafforza il monitoraggio: "Servono rispetto, dati certi e cultura della legalità"
Sono oltre 25.000.000 i tifosi di calcio in Italia, e parliamo solo della Serie A. Una passione che spinge 1,5 milioni tra bambini e ragazzi tesserati a livello nazionale a praticare questo sport. Numeri decisamente importanti, che fanno capire quanto il campo di calcio dovrebbe essere anche una scuola di vita. Eppure, siamo stati recentemente spettatori di casi in cui i valori educativi dello sport sono stati sconfitti.
Un grave episodio è accaduto a Ceccano dove è scoppiata una lite allo stadio tra il padre di uno dei ragazzi in campo e un altro tifoso durante la partita di giovani Under 19. La zuffa è costata un Daspo di 5 anni per il genitore, e 3 anni per l'altro facinoroso. Mentre, a Cassino, abbiamo assistito ad un caso di violenza che ha coinvolto un giovane arbitro di soli 17 anni al termine di una partita Under 16. In questo caso, un dirigente sportivo, tradendo il suo ruolo educativo, ha aggredito verbalmente il giovane direttore di gara in campo.
È in momenti come questi che si rende evidente quanto sia cruciale tutelare i giovani dagli esempi sbagliati nello sport, dove l'insegnamento fondamentale dovrebbe essere la gestione della frustrazione, il rispetto per l'avversario, e per le regole. Proprio l'Associazione Italiana Arbitri (AIA) sta affrontando il tema con una strategia istituzionale che mira a proteggere la categoria, in particolare i più giovani.
Il 21 novembre scorso si è tenuta una riunione cruciale della Commissione per il monitoraggio e la prevenzione della violenza, che ha unito i vertici nazionali con i Presidenti dei Comitati Regionali e Provinciali.
Per l'occasione, il responsabile della Commissione, Stefano Archinà, ha illustrato il lavoro di ricognizione sistematica e la definizione di un metodo uniforme di classificazione degli episodi di violenza negli ultimi due anni, sottolineando che questi dati sono un quadro omogeneo e validato a livello nazionale, indispensabile per sostenere in modo consapevole l'azione dei CRA e dei CPA nel dialogo con le leghe.
I Vice Presidenti dell'AIA, Francesco Massini e Michele Affinito, hanno richiamato l'importanza della cooperazione continua e della precisione dei dati come base per rendere credibile ogni azione di prevenzione, poiché la qualità del sistema arbitrale passa dalla capacità di lavorare insieme; allo stesso modo, l'esperto legale Valerio Di Stasio ha ribadito che solo partendo dalle decisioni dei Giudici Sportivi si può parlare un linguaggio comune e aiutare davvero i territori a interpretare correttamente gli episodi. Interventi importanti per spiegare che la lotta alla violenza e la tutela dei giovani è necessaria per la diffusione della cultura sportiva e della legalità, al fine di costruire un ambiente sempre più sicuro, consapevole e rispettoso, perché lo sport giovanile torni ad essere una scuola di vita positiva.