Carcere di Cassino in emergenza: mancano gli agenti, ma lo Stato pensa alle "stanze dell'amore"

Cronaca - Al San Domenico carenza di organico quasi al 22%: mancano all'appello oltre 30 unità. Mentre i sindacati denunciano turni massacranti e sovraffollamento nel Lazio, fa discutere l'apertura degli spazi per l'intimità a Torino. Il SAPPE: «Previsione inutile, le carceri non diventino postriboli»

Carcere di Cassino in emergenza: mancano gli agenti, ma lo Stato pensa alle "stanze dell'amore"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 02-12-2025 20:25 - Tempo di lettura 2 minuti

Mentre nel Lazio e nel Cassinate il sistema penitenziario rischia il collasso per la mancanza cronica di personale e il sovraffollamento, l'attenzione dell'amministrazione sembra rivolgersi altrove, verso iniziative che i sindacati non esitano a definire "demagogiche". È un paradosso che brucia quello denunciato dalle sigle sindacali: da un lato l'annuncio dell'apertura delle cosiddette "stanze dell'amore" nel carcere di Torino, dall'altro la dura realtà dei numeri di Cassino.

I dati forniti dalla Fns Cisl Lazio sono impietosi e fotografano una situazione di estrema sofferenza per la Casa Circondariale di Cassino. Sulla carta, l'istituto dovrebbe contare su 142 unità di Polizia Penitenziaria. La realtà è ben diversa: gli agenti presenti sono solo 111.

Mancano all'appello 31 unità, una carenza del 21,83% che costringe il personale in servizio a turni estenuanti, accorpamenti di posti di servizio e a farsi carico di compiti extra, come i piantonamenti ospedalieri, spesso sottraendo risorse alla sorveglianza interna. Il dato di Cassino si inserisce in un quadro regionale allarmante: nel Lazio mancano complessivamente 565 agenti, a fronte di un sovraffollamento di 1.375 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare (dato aggiornato al 29 novembre 2025).

In questo contesto di emergenza operativa, la notizia che da sabato nel carcere di Torino saranno attive le "stanze dell'amore" – spazi per colloqui intimi senza controllo visivo con coniugi o conviventi – ha scatenato la dura reazione del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria).

«Per noi il sesso in carcere è una previsione inutile e demagogica, anche in termini di sicurezza stessa del sistema», tuona Donato Capece, segretario generale del SAPPE. Il sindacato propone una visione alternativa: invece di creare spazi appositi dentro le mura, si dovrebbe favorire il ricorso ai permessi premio per quei detenuti che dimostrano buona condotta e partecipano ai percorsi di rieducazione. «Una volta fuori – aggiunge Capece – potranno esprimere l’affettività come meglio credono».

Ancora più duro il commento di Vicente Santilli (segretario regionale SAPPE Piemonte), che sottolinea l'assurdità delle priorità amministrative: «In una situazione endemicamente complessa, anche a livello di edilizia penitenziaria, assume priorità destinare celle per favorire il sesso? I nostri penitenziari non devono diventare postriboli e i nostri Agenti non devono diventare "guardoni di Stato"».

Per i sindacati, le urgenze sono ben altre. La Fns Cisl Lazio chiede investimenti sulle strutture vetuste e un incremento della dotazione organica, oltre alla presenza di medici psichiatrici h24 per gestire i detenuti con problemi mentali. Il SAPPE, dal canto suo, propone una riforma strutturale su tre livelli di detenzione, per separare i reati meno gravi (da gestire con misure alternative) da quelli che richiedono la massima sicurezza.

Intanto a Cassino, tra un turno scoperto e un piantonamento improvviso, gli agenti continuano a lavorare sotto organico, guardando con perplessità alle "novità" che arrivano dal Nord.





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