Morte di Paolo Mendico, la relazione del Ministero accusa la scuola: "Si poteva e si doveva fare di più"

Cronaca - L'ispezione del Ministero rivela omissioni e protocolli antibullismo mai attivati al 'Pacinotti': avviati procedimenti disciplinari per la dirigente e lo staff, mentre quattro compagni sono indagati per istigazione al suicidio

Morte di Paolo Mendico, la relazione del Ministero accusa la scuola: "Si poteva e si doveva fare di più"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 28-12-2025 18:42 - Tempo di lettura 3 minuti

La tragica morte di Paolo Mendico, il quattordicenne di Santi Cosma e Damiano che si è tolto la vita lo scorso 11 settembre, poteva essere evitata attraverso un intervento più incisivo da parte delle istituzioni scolastiche. È quanto emerge con forza dalla relazione degli ispettori del Ministero dell’Istruzione e del Merito inviata al ministro Giuseppe Valditara, i cui contenuti sono stati anticipati da un'inchiesta di Repubblica.it.

L'ispezione condotta presso l'istituto tecnico frequentato dal giovane ha portato alla luce gravi lacune nella gestione del gruppo classe, descritto nei documenti ufficiali come "turbolento" e caratterizzato da comportamenti "quasi aggressivi". Secondo il Ministero: Nonostante le criticità fossero già note fin dal dicembre 2024, la scuola non ha mai attivato i protocolli antibullismo previsti dalle normative vigenti.

È stata rilevata una profonda discrepanza tra i verbali dei consigli di classe, che attestavano il degrado disciplinare, e le testimonianze fornite dai docenti durante le audizioni ministeriali. I genitori di Paolo hanno dichiarato di aver segnalato ai vertici della scuola almeno cinque o sei episodi di vessazioni, inclusi danneggiamenti di oggetti personali e derisioni costanti.

A fronte di queste presunte omissioni, il Mim ha sollecitato l'apertura di procedimenti disciplinari nei confronti della dirigente scolastica, della vicedirigente e della responsabile della succursale. Quest'ultima, in particolare, pur essendo a conoscenza degli epiteti denigratori rivolti al ragazzo (come "Paoletta"), si sarebbe limitata a richiami generici senza avviare le procedure di tutela necessarie.

Sul fronte giudiziario, la situazione rimane complessa: la Procura dei minori ha iscritto quattro compagni di classe di Paolo nel registro degli indagati con l'ipotesi di istigazione al suicidio. La Procura di Cassino procede attualmente contro ignoti. Le chat di gruppo tra gli studenti sono ora sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti per identificare eventuali responsabilità penali dirette.

La relazione di 28 pagine conclude sottolineando come, pur in assenza di prove giuridiche definitive per ogni singolo episodio di bullismo, il dovere di vigilanza e la necessaria presa in carico sistematica della situazione siano venuti meno, lasciando il giovane Paolo senza la protezione dovuta.





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