Il treno dei bambini: un segnale di speranza durante gli anni della Guerra

Opinioni - "Tutti per la vita come per la morte" Francesco Di Giorgio ripercorre la storia attraverso le parole e il ricordo di Velio Spano.

Il treno dei bambini: un segnale di speranza durante gli anni della Guerra
di autore LeggoCassino.it - Pubblicato: 14-01-2026 10:03 - Tempo di lettura 4 minuti

di Francesco Di Giorgio

Siamo nell’80° anniversario della grande operazione umanitaria che sotto l’egida del “Comitato nazionale pro-bimbi di Cassino” portò migliaia di bambini dal sud verso le accoglienti famiglie del nord per sfuggire alle conseguenze della guerra, della fame e delle malattie. Un comitato per le celebrazioni di questo grande evento, oggi meglio conosciuto come “I treni dell’accoglienza” è sorto a Ceprano su iniziativa dell’Ecomuseo Argil e della Associazione culturale Fabrateria.

Tale comitato, tra l’altro, si propone di raccogliere ogni documentazione possibile, fotografica e no, utile a consolidare nel tempo una memoria che ha rilievo mondiale per le modalità particolari in cui migliaia di bimbi furono salvati dalle conseguenze della guerra. La riflessione di Velio Spano, che sarà uno dei Padri Costituenti, ben inquadra la situazione al momento della partenza del primo “treno dell’accoglienza” da Roma in data 19 gennaio 1946: Fu il treno che portò 1200 bambini poveri di Roma e parte di Latina e Frosinone in provincia di Modena (i bimbi di Cassino partiranno solo a partire dal febbraio 46 a causa dei tanti problemi logistici dovuti alla situazione sul campo).

Al congresso del Partito Comunista, quando vedemmo piovere al tavolo della Presidenza le offerte delle Federazioni del nord per i bimbi poveri di Cassino e di Roma, per le nostre organizzazioni del Mezzogiorno, per la “Voce di Sicilia”, presentimmo in quello slancio di solidarietà popolare ed umana, che partiva dai nostri compagni, come un auspicio felice di avvenire. Un compagno ch’era stato con me in Spagna nel ’37 mi disse: ricordi? Era così a Madrid, tutti legati per la vita, come per la morte.

E quando in risposta alla compagna Noce che tornava da Cassino e chiedeva ancora uno sforzo per i bambini della città martoriata, piovvero ancora le offerte, denaro, scatole di chinino e di altri medicinali, infermiere volontarie, noi tutti avemmo la certezza, non più soltanto come fede basata su un ragionamento, ma come constatazione di una realtà operante, che il nostro Paese sarebbe risorto.

Oggi questa certezza trova una base sempre più larga. Lo slancio di solidarietà, partendo dal Partito Comunista, ha trascinato masse imponenti di uomini e di organismi di ogni colore e senza colore, legati tutti dalla volontà di assicurare alcuni mesi di vita sana e felice alle migliaia di bimbi poveri della capitale che saranno ospitati presso famiglie della provincia di Modena. Gli alleati hanno offerto la luce sui treni, viveri e ristoro nelle stazioni. L’ATAC ha offerto aiuto, come il Ministero della guerra e i lavoratori di molte officine e di molte aziende.

La cellula dei mercati generali ha raccolto dodici quintali di frutta e 25.000 lire. Molta gente ha prestato gratis il suo lavoro: dai medici e le dottoresse che hanno lasciato le loro abituali mansioni per consacrarsi in questi giorni ai bimbi, alle infermiere della Croce Rossa. Una grande parola nuova è discesa dai pulpiti di varie chiese della provincia di Latina, dove molti sacerdoti hanno predicato lodando l’iniziativa dei comunisti ed esortando i fedeli a concorrervi.

Gli onesti riconoscono il vero nemico nel nemico d’Italia: il fascismo; riconoscono gli amici negli amici del popolo, questa coscienza è balzata, dura e lucida, alla ribalta della vita italiana dopo l’8 settembre. Durante la guerra partigiana tutti davano denaro, viveri e indumenti: nessuna porta rimaneva chiusa tranne le porte che talvolta si sfondavano perché erano quelle del nemico, i partigiani non hanno mai chiesto invano la solidarietà delle popolazioni e le popolazioni non hanno mai chiesto invano l’aiuto dei partigiani.

C’è del nuovo in Italia: c’è uno spirito profondo di unità e di solidarietà difettano però ancora i mezzi di organizzazione: diamo dunque impulso e compattezza alle organizzazioni democratiche, organizziamo le masse popolari, raccogliamo tutte le forze sane della nazione in un lavoro metodico e duraturo di ricostruzione e di rinnovamento.

Si definiscono, con linguaggio simbolico, due grandi forze che per l’attività e la compattezza primeggiano sulle altre: la parrocchia e la cellula, due grandi forze attive e compatte e ci auguriamo, per l’avvenire del nostro popolo, che queste due forze, a prescindere da ogni dissenso reale o artificialmente creato. Hanno già oggi un terreno di azione comune nell’opera volta a sollevare le miserie del nostro popolo e soprattutto quelle che più angosciano il nostro cuore di uomini e di italiani: le miserie dei bimbi.

I parroci di Latina hanno compreso questa verità, che è poi un imperativo della nostra coscienza. Possano comprendere ovunque tutti gli italiani, quelli della parrocchia, quelli della cellula e tutti gli altri. L’accorata riflessione di Velio Spano dà contezza della grande operazione umanitaria che si sta avviando, risente del grande spirito unitario che animò la Resistenza italiana. Partito il primo treno da Roma per Modena, si lavorò alacremente per tutte le altre iniziative.

Il primo treno da Cassino partì il 16 febbraio e, da quella data, molti altri ne partirono. Alla fine, ben 70.000 mila furono i bimbi sottratti alle conseguenze nefaste della guerra. Il “Comitato Nazionale pro bimbi di Cassino” fu destinato a fare da catalizzatore per tutte queste grandi operazioni umanitarie. Ad esso, infatti, fecero capo successivamente i treni dell’accoglienza che partirono da Napoli, dalle Puglie, dalla Calabria, dal Polesine.

Le donne dell’Unione Donne Italiane furono le grandi protagoniste di questo progetto, come Maria Maddalena Rossi, la madre costituente che ne fu una delle principali artefici è, dal 2020 cittadina onoraria alla memoria della città di Cassino, che le ha intitolato una scuola materna nel centro della città. Nella sua titanica impresa Maria Maddalena Rossi non fu sola. Funzionò perfettamente il motto qui richiamato da Velio Spano: tutti per la vita come per la morte.

In effetti la Rossi poté contare su tutto l’apparato che si era forgiato nella lotta della Resistenza: Teresa Noce, Dina Ermini, Giovanna Barcellona, Rina Picolato, Giuliana Nenni, Gisella Floreanni Della Porta, Emilio Sereni. Quest’ultimo da ministro per l’assistenza post-bellica diede un contributo particolarmente rilevante anche attraverso i rapporti di leale collaborazione che lo stesso aveva stabilito con gli americani, in particolare con Milton Keeny responsabile del C.A.R.E. International.





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