Dal 1946 al 2026, ottant'anni dalla più grande operazione umanitaria per l'infanzia

Cultura - Francesco Di Giorgio racconta l'iniziativa che salvò i bambini dopo la guerra. L'organizzazione di un archivio documentario degli avvenimenti a cura dell’Eco Museo Argil di Ceprano e della Associazione culturale Fabrateria

Dal 1946 al 2026, ottant'anni dalla più grande operazione umanitaria per l'infanzia
di Teresa Franchini - Pubblicato: 05-02-2026 09:08 - Tempo di lettura 4 minuti

Il giorno 14 febbraio del 1946 l’Unione Donne Italiane dirama alla stampa il seguente comunicato: “Sabato prossimo, 16 febbraio, alle ore 14, transiterà per Roma un primo treno di 850 bambini di Cassino, anche essi invitati a ritemprarsi nelle campagne dell’alta Italia, come i bimbi romani partiti per Modena.” Prende corpo così la grande operazione umanitaria in difesa della infanzia, corrispondente di guerra Margaret Bourke White. 

Parte così il primo dei dodici treni speciali riservati ai bambini del Cassinate e della provincia dalla stazione di Cassino alle 13,30 con fermate ad Aquino, Ceprano, Ceccano e Frosinone. Il treno è formato da due locomotive, undici vagoni, un vagone ospedale, un vagone comando, un bagagliaio e due carri riscaldo.

I bambini viaggiano dislocati nei vari vagoni rispettando la “geografia” della provincia, giungeranno nel nord Italia, dove saranno ospitati per alcuni mesi presso le generose famiglie emiliano – romagnole e di altre regioni. Prende corpo così la grande operazione umanitaria in difesa della infanzia.

Ad organizzarla scese da Milano una donna quarantenne: Maria Maddalena Rossi che sarà una delle ventuno Madri Costituenti, coadiuvata da tante volontarie. Tra queste la pediatra romana Pina Savalli che ricorda: "La mia vita era divisa così, alcuni giorni a Frosinone, in una sistemazione sia pure alberghiera ma di super – emergenza e dormivamo spesso in due in un solo lettino; gli altri giorni a Cassino dove esisteva un’unica stanza malamente ricostruita e approssimativamente abitabile che fungeva da Comune.

(…) I bambini erano denutriti, sporchi, quasi tutti affetti da malaria. In qualche caso avemmo un problema di coscienza tra far partire dei bambini ammalati che nel Nord avrebbero trovato una terapia certa per la loro guarigione e il rischio di far intraprendere un tale viaggio."

Miriam Mafai, scrittrice e giornalista del quotidiano La Repubblica, aveva vent’anni all’epoca. Fu una delle tante giovani che, da volontarie, si misero a disposizione per assicurare la vigilanza dei bambini sui treni in partenza. Nei suoi ricordi risuonavano i nomi della giovane professoressa Linda Puccini, Pina Savalli e l’efficientissima – così la ricordava- Maria Maddalena Rossi su cui pesò maggiormente l’intera organizzazione, coadiuvata a Frosinone da Tullio Pietrobono.

Fu così anche in occasione di un convegno dove iniziò il suo intervento con le parole; “c’era una volta un bimbo di Cassino …” Accadde nel febbraio del 1953 a Pescara dove si teneva un importante convegno nazionale su uno dei problemi più scottanti del momento: la tragica situazione fisica e morale in cui si trovava a vivere gran parte dell’infanzia italiana.

L’intervento di Maria Maddalena Rossi racconta di un bambino povero del dopoguerra che, come molti altri di Cassino, è costretto a rubare per far fronte alla povertà, viene però salvato dalla miseria grazie al viaggio verso le famiglie del nord. Lì viene accolto da una professoressa, cresce e studia serenamente, ma quando lei vuole adottarlo riappare il padre naturale, che la ricatta per denaro. La donna è costretta ad accettare di restituire il ragazzo al padre a diciassette anni, nonostante la sua inadeguatezza, mettendo in luce un’ingiustizia.

Sempre a partire dalle situazioni concrete di Cassino si occupò in sede legislativa della delicata situazione dei cosiddetti “figli di N.N.”; dei bambini utilizzati e sfruttati dal racket delle elemosine che da Cassino si diramavano in tutta Italia soprattutto in Piemonte sotto gli occhi disattenti delle autorità di polizia.

Aveva lei ben presente il nesso tra Pace e crescita civile ed economica della Nazione. E, anche su queste tematiche scelse Cassino, la città che più di tutte rappresentava il baratro della guerra e la grande volontà di rinascita. 

Fu da Cassino che il 12 giugno del 1955, in occasione dell’incontro nazionale delle famiglie italiane, parlò, in qualità di vicesegretaria della Federazione mondiale delle donne democratiche, di pace: “perché mai altri bimbi conoscano l’orrore della guerra”!

Queste le parole che risuonarono nel gremito teatro Arcobaleno della città martire: “E’ un invito, un appello a tutti gli uomini e donne di buona volontà a lottare concretamente per la pace, affinché questi orrori non abbiano più a ripetersi.

Noi sappiamo quali sono i mezzi per difendere la pace: la distruzione e l’interdizione delle armi atomiche, il disarmo in tutti i paesi, un accordo reale tra Occidente e Oriente per una coesistenza pacifica. Noi sappiamo che la pace non è un sogno utopistico, e ci auguriamo che essa ci venga da Ginevra, dall’incontro degli uomini a cui tutto il mondo guarda con ansia.
 


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