Riforma della giustizia o "Cavallo di Troia"? A Cassino il fronte del NO schierato a difesa della Costituzione

Politica - Magistrati, politici e sindacati a confronto nella Sala Restagno: "La separazione delle carriere e il sorteggio dei membri del CSM minacciano l'indipendenza del potere giudiziario e i diritti dei cittadini". Sotto accusa la separazione delle carriere che, secondo i relatori, allontana i PM dalla ricerca della verità per farli “approdare alla cultura degli inquisitori in danno dei cittadini”

Riforma della giustizia o "Cavallo di Troia"? A Cassino il fronte del NO schierato a difesa della Costituzione
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 07-03-2026 13:30 - Tempo di lettura 3 minuti

Votare NO al Referendum costituzionale su quella che è proposta ambiguamente come la riforma della giustizia mentre è una cosa completamente diversa. Perché, in realtà, si tratta dell’azione di certa politica nei confronti della magistratura per alterare gli equilibri costituzionali a favore del potere politico in danno della magistratura stessa. Perché è un’iniziativa che scardina i principi costituzionali secondo i quali i giudici sono soggetti soltanto alla legge. Perché è un progetto gravemente lesivo della Costituzione più bella del mondo nata dal sacrificio di tanti italiani che, per ottenerla, diedero la vita.

Questi gli importanti argomenti trattati nell’incontro organizzato dal Comitato per il NO di Cassino, presieduto da Romeo Fionda di giovedì 5 marzo che si è tenuto presso la Sala Restagno di Cassino. I relatori sono stati il Presidente della Sezione Penale del Tribunale di Cassino il Dr. Claudio Marcopido, il Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Procura di Cassino il Dr. Alfredo Mattei, l’ Avvocato Luigi Montanelli, l’ Avvocata Sarah Grieco, l’ On.le Ilaria Fontana, l’ On.le Avvocata Valentina D’Orso, l’ On.le Giovanni Russo Spena docente di diritto costituzionale ed esponente del P.R.C., il Segretario della CGIL di Frosinone e Latina Donato Gatti , il Dr. Danilo Grossi della Direzione nazionale del P.D., con l’intervento del Consigliere Comunale  Fausto Salera che ha anche portato i saluti del Sindaco Dr. Enzo Salera fuori sede per impegni istituzionali. A moderare il dibatttito, il direttore di LeggoCassino, Alberto Simone

Nel corso del convegno è stato evidenziato che costituisce una tutela per i cittadini la circostanza che i Pubblici Ministeri abbiano la stessa formazione dei Giudici. Perché, in questo modo, i P.M. si formano nella cultura della “ricerca della verità” che non appartiene ai Pubblici Ministeri di quegli ordinamenti stranieri nei quali i P.M. sono educati, attraverso una formazione separata, alla “cultura della inquisizione”.  La nostra Costituzione, stando alla nuova previsione legislativa, dovrebbe allontanare i P.M. dalla formazione della ricerca della verità per farli approdare a quella degli inquisitori.

E, dunque, separando la cultura dei giudicanti da quella dei requirenti. La così detta riforma prevede la istituzione di due diversi C.S.M., in luogo di quello unico oggi esistente, e la istituzione di un Alta Corte competente per i procedimenti disciplinari sottraendo, in questo modo, la relativa competenza all’unico C.S.M. oggi esistente.  Di fatto, però, le due carriere sono già divise in quanto un magistrato può cambiare funzione una sola volta, solo nei primi dieci anni dall’entrata in servizio, solo cambiando regione

Ma la cosa più inaudita è il fatto che i componenti togati dei due C.S.M. e dell’Alta Corte non verrebbero eletti dal corpo elettorale costituito dai magistrati, ma verrebbero estratti a sorte tra i 7.200 giudicanti e tra i 2.200 requirenti .
I politici invece indicherebbero, - con maggioranza semplice e non più qualificata, come prevede la normativa odierna - i pochi laici e tra questi pochi estrarrebbero quelli destinati ai C.S.M.  Quelli non sorteggiati potrebbero essere estratti per comporre l’Alta Corte.

Ciò posto, lo scopo vero della così detta riforma, attraverso la separazione delle carriere e la istituzione della Alta Corte disciplinare, è quello di indebolire la magistratura e di aumentare il potere della politica che mira a controllare la giurisdizione e l’esercizio dell’azione penale.   La così detta riforma altro non è che un cavallo di Troia che, sotto mentite spoglie, nasconde il disegno della supremazia della politica sulla magistratura e, dunque, la mortificazione della Costituzione che ha come caposaldo la triplice ripartizione tra i poteri esecutivo, o politico che dir si voglia, giudiziario e legislativo. 

Una modifica così profonda e involutiva avrebbe dovuto investire il Parlamento, come avvenne allorché la Costituzione fu scritta dai padri costituenti.  Il testo di legge, invece, è stato blindato dal governo che lo ha sottoposto al voto di fiducia evitando così la discussione democratica e gli emendamenti sia dei parlamentari di opposizione sia di quelli della maggioranza che ritenevano indispensabile apportare delle modifiche. 

Cosa ne verrebbe ai cittadini: le citate diminuite garanzie in sede giudiziaria, una invariata lungaggine delle cause, una triplicazione delle spese perché da un solo C.S.M. si passerebbe a tre organismi e cioè ai due C.S.M. per i requirenti e per i giudicanti e all’ Alta Corte. Denaro che avrebbe potuto essere investito per ridurre la durata dei processi aumentando il numero dei magistrati e i componenti del personale amministrativo, migliorando l’informatica giudiziaria che attualmente, per il suo difettoso funzionamento, è delizia e croce degli utilizzatori.


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