Economia - Ieri, dopo l'ufficialità della nomina di Filosa al vertice della multinazionale, la dirigenza dello stabilimento di Cassino ha annunciato un altro stop per mancanza di commesse da domani a 9 giugno. Nei primi 5 mesi del 2025 solamente 48 giorni di lavoro
Una nuova, dura battuta d'arresto per lo stabilimento Stellantis di Cassino. A partire da domani, venerdì 30 maggio, e fino a lunedì 9 giugno, i cancelli della fabbrica resteranno nuovamente chiusi. La ragione, ormai una costante amara, è sempre la stessa: la mancanza di commesse.
I dati dei primi cinque mesi del 2025 parlano chiaro e disegnano un quadro di profonda precarietà per le "tute rosse" dell'Alfa Romeo. In questi mesi, i lavoratori hanno operato, in media, per meno di dieci giorni al mese. Dal 1° gennaio ad oggi, lo stabilimento ha registrato infatti appena 48 giorni di lavoro su un totale di 98.
Ciò significa che, per oltre il 50% del tempo, la fabbrica è rimasta inattiva. Una tendenza che, purtroppo, è destinata a proseguire fino alla fine dell'anno, con l'attesa per una vera ripartenza fissata al 2026, quando saranno introdotti i nuovi modelli.
I cancelli, lo ricordiamo, avevano riaperto il 14 maggio dopo uno stop di quasi un mese comprensivo di ferie pasquali e di un altro lungo periodo di 'solidarietà'. Per capire la gravità del momento va evidenziato che il mese di maggio è stato finora il 'migliore' per numero di giorni lavorati, eppure sono stati solamente dodici.
Va poi evidenziato che in queste giornate lavorative, non tutti gli operai sono sulle linee ma si procede con cassa integrazione a rotazione in quanto si registra un esubero strutturale di circa 600 dipendenti, ragion per cui a breve anche a Cassino verrà presentato il piano per le uscite incentivate.
La crisi di Stellantis a Cassino non si limita ai cancelli dello stabilimento principale, ma si ripercuote a cascata sull'intero indotto, generando nuove e preoccupanti vertenze occupazionali. Dopo le vertenze di De Vizia, Denso, Trasnova, Logitech e Teknoservice, un nuovo allarme si accende per i lavoratori delle società di logistica e servizi che gravitano attorno a viale Umberto Agnelli, come ad esempio la Iscot.
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