CASSINO - L'associazione La città che vorrei invita il sindaco Salera a convocar subito un tavolo di confronto con i giovani e i gestori dei bar. Il monito: "Bisogna trovare una soluzione senza arrivare a conflitti sociali che nulla risolvono"

Dopo che con un nostro articolo di ieri abbiamo messo in evidenza i pericolosi assembramenti in piazza Labriola a Cassino, è prontamente intervenuto il sindaco Enzo Salera annunciando nuove restrizioni. L'opposizione consiliare si è detta pronta a collaborare dopodichè hanno fatto sentire la loro voce i commercianti e l'associazione "Identità Cassinate". Ora a scendere in campo è l'associazione "La città che vorrei", che invita il sindaco Salera a riunire tutti intorno a un tavolo: amministrazione, gestori dei bar e associazioni giovanili.
Riceviamo e, di seguito, volentieri pubblichiamo la nota dell'associazione
Problemi complessi non hanno mai soluzioni facili. E quello che sta accadendo con lo scontro tra giovani e amministrazione e con i gestori dei locali al centro, ne è un esempio. Il Covid e le sue preoccupanti varianti sono un fatto e il sindaco, che ha la responsabilità della sicurezza e della salute, fa bene a lanciare l'allarme. È un suo dovere di cui, giustamente, si fa carico. Dall'altra parte però ci sono i ragazzi; ragazzi costretti da troppo tempo, oramai, a vivere "sospesi", senza sport di squadra, senza attività, senza relazioni che vanno oltre la scuola e i social. Ogni anno, per loro, "pesa" indubbiamente più che per un adulto. I loro comportamenti irresponsabili(vero), "gridano" bisogno di normalità.

E poi ci sono i gestori dei bar di piazza Labriola che, giustamente, non ci stanno a fare la parte degli "untori" e chiedono un dialogo, dichiarandosi pronti a fare la loro parte. Ecco. Noi chiediamo di partire proprio da qui. Chiediamo al sindaco di accogliere la loro richiesta. Dovrebbe però convocare, e subito, non solo loro ma anche i rappresentanti di associazioni giovanili, come la nostra ed altre, che da anni parlano dei giovani e dei loro bisogni. Capire, tutti assieme, che soluzioni prendere a stretto giro, senza sacrifici eccessivi solo per una parte . Noi, ad esempio, siamo convinti che bisogna puntare sui controlli: polizia locale, forze dell'ordine ma anche un responsabile individuato dal gestore stesso di ogni bar, addetto al rispetto delle regole degli avventori del locale.
Facciamo un esempio: i tavolini. Consentire quattro persone intorno ad uno regolamentare non può andare. Le mascherine: finita la consumazione vanno tirate su. Serve qualcuno che lo ricordi, con garbo, alla clientela. E per farlo non possono essere le forze dell'ordine, ma un addetto del bar, individuato da gestore. Noi, come associazione, siamo pronti a fare la nostra parte. Perché una soluzione si trova sempre, senza arrivare a conflitti sociali che, mai come in questo periodo, non servono a nessuno.