Economia - La Uilm Frosinone è intervenuta denunciando i rischi dell'operazione, che si teme possa portare, senza adeguate garanzie, a tagli e chiusure. I rappresentanti sindacali hanno sottolineato come l'azienda stia "dismettendo il controllo sulla maggior parte delle attività produttive, lasciando il futuro nelle mani di un fondo finanziario"
La cessione parziale di Omron a Faircap sta generando forte allarme tra i lavoratori e i sindacati. L'azienda, operante a Frosinone, realizza relè e moduli di controllo, vantando clienti del calibro di Stellantis. Si teme che l'ingresso del fondo, orientato al profitto e non alla produzione, possa portare a tagli e chiusure, specialmente data la mancanza di garanzie e il disimpegno di Omron dal 65% delle attività. La Uilm Frosinone è intervenuta chiedendo trasparenza sulla vicenda.
"Di recente - dichiarano dal sindacato - è stata resa nota la notizia della cessione delle quote societarie di Omron a un fondo finanziario, presumibilmente Faircap".
"Faircap - proseguono - è una holding di investimento tedesca con sede a Monaco, con uffici anche a Milano e Londra. Questo non è solo un fatto societario: è un atto politico, sociale e industriale che riguarda il destino di 126 lavoratori diretti e di oltre 15 lavoratori in staff leasing, oltre alle loro famiglie e al territorio intero. Lo stabilimento di Omron Automotive Electronics Italy a Frosinone, che dal 2018 si è trasferito ad Alatri, è specializzato nella produzione di componenti elettromeccanici per il settore automotive: realizzano relè e moduli di controllo, partendo da semilavorati in lamiera e plastica, assemblati attraverso processi automatici, semiautomatici e manuali".
"Quando un fondo come Faircap entra in fabbrica - spiegano i rappresentanti della sigla sindacale - non lo fa per produrre occupazione o sviluppo, ma per generare rendita finanziaria. E la storia italiana - oltre che locale - ci insegna che troppo spesso, dopo l’ingresso dei fondi, arrivano tagli, svuotamenti e chiusure. Faircap già stata coinvolta in tavoli ministeriali al Mimit nel contesto di vertenze sindacali. Il Ministero ha convocato Faircap più volte per verificare piano industriale e garanzie e, come di consueto, il piano iniziale è stato sempre ritenuto insufficiente".
"Omron - aggiungono - scarica la responsabilità su un soggetto terzo, e tutto questo senza alcun confronto reale con i lavoratori. Con la società che trattiene solo una parte delle lavorazioni, pari a circa il 35% del fatturato, non può che preoccupare profondamente lavoratori, sindacato e territorio. Omron - denunciano - dismette il controllo sulla maggior parte delle attività produttive, lasciando il futuro nelle mani di un fondo finanziario. E lo fa senza aver condiviso alcun piano industriale, senza garanzie, senza coinvolgimento".
"Trattenere il 35% del fatturato - riflettono - significa abbandonare il 65% del peso produttivo dello stabilimento. Vuol dire mettere in discussione posti di lavoro, competenza industriale e continuità territoriale. Per questo abbiamo chiesto un incontro entro il mese di luglio anche con Faircarp: vogliamo chiarezza.
"Ci sorprende - osservano i rappresentanti sindacali - che la direzione aziendale sembra essere infastidita dal fatto che si parli di Omron sui giornali o nei telegiornali locali. Ma chi dovrebbe sentirsi offeso, chi ha davvero il diritto di indignarsi, sono le lavoratrici e i lavoratori, che non sono stati minimamente coinvolti o informati in un passaggio societario che rischia di stravolgere il loro futuro. Chi lavora in azienda ogni giorno con serietà, competenza e fatica, non può essere trattato come un numero di bilancio".
"Come Uilm Frosinone - promettono - saremo vigili, presenti e determinati. Non ci limiteremo a subire. Se sarà necessario, useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione, dalla mobilitazione sindacale alla denuncia pubblica, fino ad arrivare - se ci verrà negato un confronto - a chiedere l’intervento delle istituzioni locali, regionali e nazionali. Questa è l’ennesima storia in cui il lavoro paga il prezzo delle logiche speculative, dove chi produce ricchezza viene trattato come un costo da abbattere. Noi non ci stiamo. Lo diciamo con forza: i lavoratori non sono invisibili. Non ci venderete senza sentire la nostra voce" hanno concluso i rappresentanti dei lavoratori.
L.P.
Articolo precedente
Cassino, l'Ordine di Malta dona tre carrozzine al Pronto SoccorsoArticolo successivo
Cassino Birra oggi gran finale con la Cassino Dance