Politica - Il Sindaco ironizza sull’incontro al bar tra i coordinatori della Lega e di FdI e respinge l’assedio dei giustizialisti di professione: "Dai tempi della Gosaf alle accuse di voto di scambio, ne sono sempre uscito indenne con la schiena dritta". E poi bacchetta chi, in maniera furtiva, "va disseminando negli anfratti del palazzo comunale documenti coperti dal segreto giudiziario”
Non era solo un caffè. L’incontro al Bar Coppola tra Vincenzo Marrone (Lega) e Alberto Borrea (Fratelli d’Italia), rivelato da LeggoCassino, ha scatenato un vero e proprio terremoto politico sotto l’Abbazia. Quello che doveva essere un semplice confronto tra coordinatori si è trasformato nel catalizzatore di tensioni mai sopite, scaldando gli animi di entrambi gli schieramenti in vista di un futuro che appare quanto mai incerto e movimentato.
Nel campo del centrodestra, la notizia ha generato un mix di entusiasmo e fibrillazione. Dopo anni di opposizione frammentata e, a tratti, "evanescente", il vedere i due principali azionisti della coalizione seduti allo stesso tavolo ha riacceso la speranza dei militanti. La domanda nelle chat: "È l'inizio di qualcosa di serio?" Il fermento è palpabile: si attendono ora i prossimi passi per capire se questo asse Marrone-Borrea riuscirà a coinvolgere Forza Italia e le liste civiche, creando finalmente quel fronte compatto che finora è mancato.
Non si è fatta attendere la replica del sindaco Enzo Salera, che ha accolto la notizia con il suo consueto stile pungente. Il primo cittadino non ha risparmiato stoccate ai suoi avversari, partendo da una riflessione logistica che suona come una provocazione: "Vedo con curiosità che i segretari di Lega e Fratelli d’Italia sono costretti a vedersi al bar," ha ironizzato Salera. "Allora il problema delle sedi non è solo del Partito Democratico; a quanto pare, anche loro hanno difficoltà a trovare un tetto sotto cui riunirsi.". Ma il tono del Sindaco è passato rapidamente dall'ironia alla fermezza quando il discorso è scivolato sulle "voci" di corridoio riguardanti possibili risvolti giudiziari che potrebbero interessare l'amministrazione: "Se i miei avversari pensano di sconfiggermi per via giudiziaria non hanno capito nulla. Chi pensa di usare le aule di giustizia come scorciatoia politica si farà male. Piuttosto, pensassero a fare opposizione sui temi, sui programmi e sulla città, se ne sono capaci, invece di sperare nelle inchieste".
Spiega quindi il primo cittadino: “L’assedio nei miei confronti è partito da lontano ma il tentativo sistematico di abbattimento per via giudiziaria da parte di avversari politici non si è mai fermato, ed è tuttora in atto. Per la conferma non c’era certamente bisogno dell’articolo di “Leggo Cassino” che, in un passaggio, riferisce di due speranzosi “amici al bar” con “le antenne (e probabilmente pure le orecchie, mi viene da aggiungere) dritte sul Palazzo di Giustizia”. I due “amici” sono Alberto Borrea di Fratelli d’Italia e Vincenzo Marrone, un leghista di Messina, fedele seguace di Mario Abbruzzese.
A chi spera di un mio annientamento per via giudiziaria ricordo un antico adagio che recita: chi di speranza vive disperato muore. In 15 anni di attività politica ho redatto e sottoscritto decine di migliaia di atti ispirato sempre dalla massima trasparenza e rispetto della legge e continuerò sempre in questa direzione guardando solo all’ interesse della città e il bene comune. La settimana scorsa é stata notificata al mio avvocato la richiesta di archiviazione in merito ad una ulteriore indagine a mio carico. C’è un decennio di accuse rivelatesi poi infondate. Per ripercorrere le tappe, partiamo dalla prima, il caso della Gosaf dove io e l’ex sindaco Petrarcone venimmo indagati per peculato con richiesta di rinvio a giudizio e sequestro dei beni e dei conti correnti.
Venimmo messi alla gogna dai soliti giornalisti giustizialisti senza un minimo di etica professionale e soprattutto senza rispetto della vita delle persone, delle famiglie e degli affetti più cari forse anche perché loro sono ignari di tali affetti. Dopo dieci anni la Corte di Cassazione ha confermato la correttezza dell’operato mio, quale assessore al Bilancio e ai Tributi, e dell’allora primo cittadino Peppino Petrarcone. Le nostre ragioni sono state riconosciute, portando alla condanna dell’amministratore della società coinvolta.
Nel 2020 un altro episodio. Tre ex consiglieri comunali si riuniscono a casa di un uno di loro per lanciare accuse pesantissime: firme false nella presentazione delle liste elettorali e voto di scambio. Accuse superate dai fatti. Nel 2021 sono stato denunciato e indagato per una delicata questione relativa ad un caso afferente i servizi sociali, ma anche questo caso si è chiuso con un’archiviazione.
Nel 2023 un altro fronte giudiziario riguardante un infortunio sul lavoro di un dipendente comunale. Nonostante la Procura, supportata da atti minuziosamente prodotti, avesse chiesto l’archiviazione, l’avvocato si oppose alla richiesta senza esito con la conferma dell’archiviazione. Ho sempre affrontato con la comprensibile sofferenza di un incensurato esposto alla gogna mediatica ma con serenità il giudizio dei magistrati, convinto come sono che ogni atto prodotto dalla mia azione amministrativa è blindato dalla legalità. Certo, rammarica la strumentalizzazione che, di ogni vicenda, ne fanno giustizialisti di professione il cui fine è un attacco alla stabilità stessa della città, prima ancora che alla persona del sindaco. Così come - conclude il sindaco - non si può provare che pena per la dignità di quel “poveretto”, il quale, subdolamente, in maniera furtiva, va disseminando negli anfratti del palazzo comunale documenti coperti dal segreto giudiziario”.
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