Politica - Nessuna roadmap ufficiale dopo i sigilli all'area verde della città. I residenti chiedono chiarezza sui tempi di rimozione dei materiali inquinanti, ma l'iter burocratico minaccia di far slittare i lavori all'autunno. Il sindaco annuncia che appena possibile si farà istanza di dissequestro
A tre giorni dallo scatto dei sigilli che hanno blindato la Villa Comunale di Cassino, in città la rabbia ha già lasciato il posto a una domanda pressante, l’unica che rimbalza tra le strade, i bar e i social: e ora quando riaprirà? Dopo lo choc iniziale per l’operazione della Procura Europea e dei Carabinieri Forestali, la comunità si interroga sui tempi necessari per la bonifica.
Quanto ci vorrà per rimuovere quelle migliaia di metri cubi di scarti edili che hanno contaminato il terreno dell'area verde? Lo scoramento e la preoccupazione sono palpabili, soprattutto perché, al momento, una roadmap ufficiale dei lavori o una deadline certa semplicemente non esistono. Tutto, purtroppo, lascia presagire lo scenario peggiore: anche la “bella stagione” appena iniziata sarà, per la terza volta consecutiva, un’estate senza villa.
Per i cittadini di Cassino si tratta dell'ennesima beffa di un'odissea che dura ormai da tre anni, ovvero dal 2023 quando a settembre i cancelli vennero chiusi per l'avvio degli attesi lavori di restyling finanziati dal PNRR con oltre 2 milioni di euro. La tabella di marcia prevedeva la fine dei lavori nel 2024 ma, complice anche il fatto che quell’estate coincise con il voto per il rinnovo dell’amministrazione comunale, la riapertura slittò e fu quello il primo ano completo senza la villa comunale.
La riconsegna alla città viene fissata per il mese di febbraio del 2025, poi emergono - come emerge anche dalle carte del provvedimento che ha visto finire sei persone nel registro degli indagati - i primi problemi relativi al terreno sollevato proprio dal Municipio. Neanche la scadenza successiva del 25 aprile venne rispettata, dunque ancora un’estate senza villa comunale. Il taglio inaugurale avvenne solo il 17 settembre scorso, ovvero alle porte dell’autunno.
Il 2026 doveva essere, finalmente, l'anno del riscatto. La prima estate in cui riappropriarsi pienamente dell'unico polmone verde della città, finalmente rinnovato. E invece, il ritorno al punto di partenza.
In questi giorni di giugno, con le scuole appena chiuse, la scena che si ripete davanti all'ingresso della Villa è sempre la stessa, dolorosa. Ragazzi in bicicletta o con il pallone sotto il braccio che arrivano carichi di aspettative e si scontrano con i lucchetti e i cartelli del sequestro. Quegli stessi giovani che, grazie al rifacimento dell'illuminazione, speravano di passare le serate estive nei campetti da gioco.
La stessa amarezza si legge negli occhi degli anziani in cerca di un po' di ombra per sfuggire alla morsa del caldo e delle mamme con i passeggini. La privazione di questo spazio aggrava la quotidianità di un'intera fetta di popolazione che non ha alternative verdi in centro.
Il nodo più intricato resta quello della bonifica. Il sindaco ha ammesso apertamente di non essere ancora a conoscenza delle tempistiche necessarie per l'avvio e la durata dei lavori. Prima che le ruspe possano tornare a muoversi per rimuovere i materiali inquinanti e sostituirli con terreno idoneo, bisognerà attendere i tempi della burocrazia, i visti della magistratura e la definizione delle procedure di gara per il risanamento ambientale.
Nel perimetro del comune e tra gli addetti ai lavori si fa strada l'ipotesi che i cantieri della bonifica non partiranno prima della fine dell'estate. Di fatto, questo scenario ipotecherebbe l'intero 2026, condannando la Villa Comunale a rimanere un miraggio per tutto l'anno in corso: la richiesta che sale forte dai cittadini non è più solo una richiesta di giustizia, ma di chiarezza e rapidità.
Il sindaco Salera ha annunciato che prossimamente procederà a fare istanza di dissequestro, intanto quello che è stato ribattezzato “Parco della Pace” è diventato il terreno di scontro perfetto con le minoranze che vanno all'attacco e promettono di dare battaglia, imputando al sindaco la responsabilità politica dell'accaduto.