Politica - Il segretario del circolo della Lega di Cassino Vincenzo Marrone replica alla maggioranza sul caso della villa comunale: "Il Comune sapeva dei terreni contaminati ma ha preferito una transazione frettolosa per inaugurare l'opera, sacrificando la tutela della salute"
Prendiamo atto, con interesse, del comunicato della maggioranza, a dir la verità alquanto tardivo e evidentemente molto meditato, tanto da farsi anticipare finanche dalla Segreteria Provinciale del Pd. Vorremmo soprassedere sui contenuti dello stesso e limitarci a confutare quanto asserito ma, per rispetto dei cittadini, delle associazioni, e dei partiti che si sono espressi con la medesima voce, non possiamo tollerare che si accusi di “sciacallaggio politico” chi si limita a trarre giuste conclusioni e a pretendere, per una volta, un gesto di responsabilità nei confronti della cittadinanza intera.
A parlare è Vincenzo Marrone, segretario del circolo della Lega di Cassino, che spiega: "È anche sintomatica del nervosismo che, è assodato, coinvolge la maggioranza la grave accusa, anch’essa infondata, di aver “sperato (invano) che tra i destinatari degli avvisi di garanzia ci fosse anche il sindaco Enzo Salera”.
È una dichiarazione non solo offensiva ma del tutto gratuita e sintomatica della difficoltà dell’amministrazione, che non trova alcun riscontro oggettivo; al contrario, non vi è stato articolo, intervento, commento o altro che non abbia tenuto a precisare che le vicende giudiziarie sono una cosa e seguiranno il loro corso ma quelle politiche sono altre. Siamo convinti, e lo affermiamo ancora, che nessun amministratore potrà mai essere coinvolto giudiziariamente in questa vicenda ma ciò non toglie che, politicamente, ne debbano rispondere alla città.
E vediamo perché: è assodato, e il Provvedimento della Procura lo menziona espressamente, che in data 04/02/2025 il Comune di Cassino, abbia autonomamente e senza sollecitazione alcuna, commissionato al laboratorio … delle analisi sul materiale conferito nella Villa Comunale. E’ anche accertato che i tre rapporti di prova datati 11/3/2025 abbiano evidenziato per ciascun campione il SUPERAMENTO DELLE CONCENTRAZIONI SOGLIA DI CONTAMINAZIONE DEL SUOLO.
A fronte di ciò, con una scrittura privata di transazione, il Comune revoca il procedimento di risoluzione e l’impresa si impegna ad eseguire i lavori di “sostituzione e sistemazioni del terreno…”
In sostanza il Comune, avendo appreso che l’Impresa aveva conferito materiale inquinante nel terreno, in luogo di procedere come per legge a revocare l’appalto, bloccare i lavori e disporre accurate analisi, ritiene più utile e confacente alle proprie esigenze affidarsi alle stesse Aziende per rimuovere il materiale dalle stesse conferito.
La lettura della transazione e degli atti allegati alla delibera n° 221 del 6 maggio 2025, evidenza che il Comune di Cassino, a quella data, era a conoscenza (per averlo contestato) che nel terreno si registrava “… la presenza diffusa di vetro nonché ristagno o d’acqua sul terreno di riporto in diverse zone”.
Dunque, in presenza di una situazione potenzialmente a rischio, atteso che l’accertata presenza di vetro rappresentava di per sé un rischio grave, il Comune, in luogo di assumere iniziative di natura ammnistrativa nei confronti delle Imprese responsabili e verificare se il vetro fosse associato ad altri materiali di scarto (come amianto, piombo o plastiche), preferisce addivenire ad una transazione perché, probabilmente, più necessario ai propri fini, avendo impellenza di inaugurare al più presto la Villa.
E questa affermazione, lungi dal rappresentare un atto di sciacallaggio o mistificazione della realtà, è confermata ancora una volta dalla Procura Europea (non proprio l’ultima arrivata), la quale censura la chiusura dei lavori ad opera della Stazione Appaltante, affermando che si può solo ritenere che tale erronea valutazione discenda da un frettoloso esame della documentazione fornita dalla ditta appaltatrice, in assenza di ulteriori analisi.
Diciamo da subito che questa narrazione non intende formulare una prognosi di natura investigativa, essendo questa chiaramente demandata agli organi competenti, ma solo una obiettiva elencazione di fatti, su cui l’Amministrazione deve dar conto alla città.
Non certo attaccando in maniera quasi isterica chi a gran voce chiede chiarezza e rispetto, ma spiegando alla città perché, avendo avuto la prova che nella Villa venivano conferiti rifiuti potenzialmente pericolosi in luogo del sedime contrattualmente previsto, abbia ritenuto di rinunziare alla sua più che legittima prerogativa di risolvere il contratto ed agire in danno e disporre i doverosi accertamenti, abbia ritenuto più “utile” sottoscrivere una transazione con chi ne era responsabile.
E non ci venga a dire l’Amministrazione, tardivamente compattatasi, che l’interesse era di ridare alla collettività la Villa Comunale. L’interesse della collettività in primis è la tutela della salute pubblica, anche quando ci sia solo il sospetto che vi siano fattori che rischino di comprometterla.
Oggi, la sciagurata gestione dell’appalto di questa amministrazione ha solo comportato che famiglie, bambini, anziani e animali abbiano passato il loro tempo in un ambiente contaminato e chissà quanto dovremo attendere ancora prima di poterne usufruire. E la smettano infine gli amministratori di pensare che la città creda ancora alla favoletta che “il Comune è parte offesa” quindi non ci sono responsabilità. Il Comune sarà sempre parte offesa, a prescindere da chi lo rappresenta; ma la responsabilità politica resta e di questa si dovrà rendere conto alla città".
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