Economia - Mentre per altri siti Stellantis arrivano parziali certezze, lo stabilimento di Piedimonte San Germano resta congelato tra cassa integrazione e promesse. Oggi l'ennesima fumata nera, i sindacati alzano il pressing alla vigilia dell'audizione di Filosa alla Camera
Ore di fortissima apprensione e incertezza per il futuro dello stabilimento Stellantis di Cassino Plant. Nonostante i ripetuti tavoli di confronto a Roma tra i vertici del Gruppo automobilistico e le sigle sindacali, lo stabilimento del frusinate resta lo snodo più critico e indecifrabile della mappa industriale italiana di Stellantis. Con una produzione ridotta ai minimi termini – basti pensare che dall’inizio dell'anno le linee hanno marciato per appena 24 giorni – la clessidra scorre inesorabile verso la scadenza di dicembre, indicata dall'azienda come il mese della verità.
Mentre per altri siti italiani arrivano parziali certezze, per Cassino il piano industriale resta congelato in un limbo di ipotesi, promesse di continuità e trattative per nuove alleanze ancora da formalizzare.
Parole durissime arrivano da Samuele Lodi, segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile del settore mobilità, che non nasconde il forte pessimismo dopo l’ultimo incontro con Emanuele Cappellano (responsabile Europa di Stellantis): "I dubbi e le criticità del piano industriale presentato il 22 maggio sono tutte confermate. Nessuna novità sostanziale è stata annunciata. Nemmeno per quanto riguarda lo stabilimento di Cassino che certamente è quello maggiormente in difficoltà e per il quale bisognerà attendere dicembre".
Lodi critica apertamente il ricorso strutturale agli ammortizzatori sociali che pesa sulle spalle dei lavoratori e chiede un intervento diretto del Governo per sbloccare la situazione prima dell'audizione parlamentare dei vertici aziendali.
In linea con la gravità della situazione, ma focalizzati sulla richiesta di un piano operativo immediato, si muovono Davide Sperti (segretario generale Uilm) e Gianluca Ficco (segretario nazionale Uilm), le cui dichiarazioni, riportate nel comunicato ufficiale presente in uilm.jpeg, mettono Cassino in cima all'agenda: "Per Cassino la direzione di Stellantis conferma la volontà di trovare una missione produttiva che scongiuri la chiusura; noi prendiamo estremamente sul serio questo impegno aziendale e chiediamo che entro dicembre si traduca in un piano operativo, magari attraverso la allocazione di modelli di alta gamma con i marchi più prestigiosi del gruppo".
Non usa giri di parole nemmeno Ferdinando Uliano, Segretario Generale della Fim-Cisl, che fotografa una realtà industriale ormai drammatica e chiede risposte precise al prossimo incontro: "Per Cassino servono assegnazioni produttive e nuovi investimenti. Abbiamo preso atto della volontà del gruppo Stellantis di garantire continuità al plant e del lavoro in corso su nuove partnership, non ancora finalizzate, per rafforzarne la missione produttiva. Tuttavia, riteniamo non più rinviabili decisioni che portino a una soluzione concreta e di prospettiva positiva per uno stabilimento che, dall’inizio dell’anno, ha lavorato soltanto 19 giorni".
Uliano solleva inoltre l'urgenza di fare chiarezza sul destino dei brand Alfa Romeo e Maserati e sui riflessi che i futuri modelli avranno sui lavoratori dello stabilimento locale.
Uno spiraglio di natura tecnica, seppur tutto da verificare, viene descritto da Antonio Spera, Segretario Generale di UGL Metalmeccanici. Pur confermando che il sito laziale rappresenta ancora un "tema aperto", Spera delinea i nodi strategici ed economici che l'azienda dovrà sciogliere entro l'inverno: "Sarà necessario un ulteriore confronto entro la fine dell’anno per comprendere quali saranno gli sviluppi futuri e gli investimenti previsti. Resta inoltre da chiarire se il progetto industriale procederà attraverso una joint venture o direttamente da parte di Stellantis. Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbero due nuove vetture Maserati di segmento E".
Il verdetto per Cassino è dunque rimandato alla fine del 2026. Se da un lato l'azienda ribadisce a parole l'impegno a non chiudere i battenti, dall'altro la mancanza di modelli immediati e l'assenza di garanzie concrete per l'indotto continuano ad alimentare lo spettro della deindustrializzazione. La palla passa ora alle istituzioni e ai prossimi tavoli di luglio: per Cassino e le migliaia di famiglie che dipendono da Stellantis, il tempo delle parole è ampiamente scaduto.
In questo clima di forte apprensione, l’attenzione istituzionale e sindacale si sposta ora alla giornata di dopodomani, mercoledì 17 giugno quando è prevista l’attesissima audizione in Parlamento dell’amministratore delegato Filosa. Quello nelle aule parlamentari sarà un passaggio politico fondamentale, durante il quale i vertici aziendali saranno chiamati a rispondere in merito alle reali intenzioni sui siti italiani, a partire proprio da Cassino.
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