Da Coreno Ausonio a Parigi per lottare per i diritti umani

Valle dei Santi - L'ex sindaco Domenico Corte, da anni vicino al popolo iraniano, ha partecipato ad una manifestazione per l'Iran libero, svoltasi a Parigi in occasione del quarantacinquesimo anniversario della resistenza nazionale

Da Coreno Ausonio a Parigi per lottare per i diritti umani
di Teresa Franchini - Pubblicato: 29-06-2026 10:17 - Tempo di lettura 4 minuti

Domenico Corte, già sindaco di Coreno Ausonio, ha preso parte il 20 e 21 giugno al raduno per l'Iran libero, tenutosi a Parigi, e racconta come malgrado il divieto dell’ultimo minuto alla manifestazione, le conferenze si siano svolte in clima di dibattito e cooperazione, ribadendo il sostegno al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana guidato da Maryam Rajavi come alternativa democratica alla teocrazia.

L'ex primo cittadino ribadisce il proprio impegno al fianco del popolo iraniano e della sua Resistenza dal 2011, ricordando il suo sostegno, che anche in questo periodo particolare che molti analisti definiscono “fase pre-rivoluzionaria” o “stallo esplosivo”, non si ferma.  

"In questi anni ho partecipato a decine di Conferenze internazionali (Parigi, Tirana, Roma): la mia vicinanza è una scelta di campo, perché credo in un Iran libero, democratico e non nucleare" racconta Domenico Corte.

Per l'occasione leader mondiali, europarlamentari, deputati, statisti ed esperti di diritti umani si sono riuniti per sostenere la lotta del popolo iraniano per una repubblica democratica. Lo scopo è chiedere la fine della politica di appeasement e il sostegno al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, guidato dalla presidente eletta Maryam Rajavi, come unica alternativa democratica per il Paese.

Domenico Corte racconta come il programma della amnifestazione è stato soggetto a variazioni, poiché svoltosi in un contesto geopolitico in continua evoluzione. "All’ultimo momento le autorità francesi hanno vietato l’imponente manifestazione prevista per il 20 giugno, che avrebbe dovuto riunire circa 100mila sostenitori arrivati da tutta Europa con 800 pullman, oltre a delegazioni dagli Stati Uniti, Canada e Australia."

Secondo quanto riportato da Reuters, la decisione è arrivata dopo una telefonata urgente tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il suo omologo francese, con pressioni dirette sul governo di Parigi per annullare l’evento pacifico.

Gli organizzatori hanno presentato ricorso. La sentenza del tribunale ha fatto emergere un’altra faccia della campagna per bloccare il raduno, risvolti minacciosi che hanno fatto discutere e riflettere riguardo la possibilità di manifestare per i diritti di un popolo.

I tentativi di annullamento non hanno però intaccato lo svolgimento delle due Conferenze, che hanno confermato una nuova visione della politica iraniana, permettendo ad importanti personalità del panorama geopolitico mondiale di intervenire in merito alla questione: delegati dall’Europa, Nord America e altri Paesi hanno espresso solidarietà alle Unità di Resistenza interne, condannando l’aumento delle esecuzioni, la repressione interna e le mire bellicose del regime clericale.

Tutti gli intervenuti hanno rivolto un appello ai governi occidentali per porre fine alla politica di appeasement, dichiarare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche un’organizzazione terroristica e respingere ogni tentativo di restaurare la dittatura monarchica. Una testimonianza importante e a noi vicina, quella di chi da anni si batte per questi temi.

La presidente eletta del Consiglo Nazionale della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi, ha aperto i lavori rendendo omaggio al 45° Anniversario della Resistenza nazionale. Ha sottolineato che un Iran pacifico e non nucleare passa solo attraverso una rivoluzione democratica.

Il futuro dell’Iran, la pace e la libertà nel Paese, risiedono nell’instaurazione di una repubblica democratica”, ha dichiarato, presentando il suo Piano in Dieci Punti come progetto per restituire la sovranità al popolo attraverso libere elezioni. Ha esortato l’Occidente a chiudere con l’appeasement diplomatico, sostenendo che il panico del regime davanti alla Resistenza rivela una spaccatura profonda nella sua leadership.

Tra gli interventi Domenico Corte ricorda anche Charles Michel, ex presidente del Consiglio Europeo e primo ministro belga; Boris Johnson, ex primo ministro del Regno Unito;  Carsten Müller, deputato del Bundestag tedesco e presidente della Commissione Giustizia; Naike Gruppioni, parlamentare italiana; Carlo Ciccioli, europarlamentare italiano. 

Questi e molti altri gli esponenti che hanno scelto di far sentire la propria voce per un popolo che ha bisogno di ascolto e di aiuto dalle autorità intetnazionali.

Ter. Fr.


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