Cronaca - L'indagine dei Carabinieri coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ricostruisce dieci anni di traffico di cocaina, usura ed estorsioni. Contestate anche le aggravanti del metodo mafioso e dello sfruttamento di minori e persone fragili
Un'organizzazione criminale a base familiare, radicata da oltre un decennio nel Cassinate e capace di gestire un vasto traffico di cocaina, oltre ad attività di usura ed estorsione. È questo il quadro emerso dalla maxi operazione eseguita all'alba dai Carabinieri della Compagnia di Cassino, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma.
Il bilancio è imponente: 20 misure cautelari personali, di cui 17 custodie cautelari in carcere e 3 arresti domiciliari, oltre al sequestro preventivo di beni per un valore di 5.378.920 euro. Nell'inchiesta sono inoltre stati ricostruiti, attraverso le indagini, 63 chilogrammi di cocaina movimentati dal sodalizio.
All'operazione hanno preso parte circa 120 militari, con il supporto di reparti specializzati dell'Arma, unità cinofile antidroga, personale esperto nella ricerca di armi e denaro nascosti, specialisti delle intercettazioni e un elicottero. Gli interventi sono stati eseguiti contemporaneamente nelle province di Frosinone, Napoli, Caserta, Perugia e Roma.
Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe gestito un'organizzazione ben strutturata, con ruoli precisi: approvvigionamento della droga, trasporto, custodia, confezionamento, vendita al dettaglio, recupero crediti e gestione della cassa comune. Il centro operativo sarebbe stato individuato nella frazione Volla di Piedimonte San Germano, da cui partivano i rifornimenti verso numerose piazze di spaccio del territorio, tra cui Cassino, Piedimonte San Germano, Aquino e Roccasecca.
Le indagini avrebbero inoltre documentato un sistema di intimidazione particolarmente pesante. Oltre al narcotraffico, agli indagati vengono contestati episodi di usura ed estorsione ai danni di persone in difficoltà economica, costrette - secondo l'accusa - a subire minacce, aggressioni, incendi di auto e abitazioni e danneggiamenti per il recupero dei crediti.
Il G.I.P. ha contestato anche le aggravanti del metodo mafioso, dell'ingente quantitativo di droga e dell'impiego di minori e persone con gravi fragilità nelle attività di spaccio.
Nel corso delle perquisizioni sono state sequestrate anche armi, munizioni, documentazione contabile, denaro contante e circa un chilogrammo di cocaina. Gli investigatori stimano un volume d'affari complessivo di circa 5,5 milioni di euro, di cui oltre 5,2 milioni derivanti dal traffico di stupefacenti.
Come previsto dalla legge, si ricorda che il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a un'eventuale sentenza definitiva.
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