Opinioni - Il professore interviene nuovamente sul progetto del 'salotto' di Cassino e risponde all'esponente di FdI che ieri dalle nostre colonne aveva invitato l'amministrazione a non procedere spedita e ad ascoltare: "Serve equilibrio tra verde, eventi, vivibilità e sostenibilità dei costi. Modifiche e miglioramenti sono possibili, ma azzerare tutto significa non realizzare mai nulla"
Caro Fabio,
leggo sempre con attenzione i tuoi arguti e disinvolti interventi, ancor più, naturalmente, quando traggono lo spunto da qualcosa scritta da me. Devo confessare che ogni volta mi sorprende una tua vaga quanto irrefrenabile passione per l’Oriente e le citazioni esotiche. A forza di evocative chiamate in causa tra “ultimi samurai” (da te questa volta identificato, un “samurai”, nel sottoscritto), Cina e rivoluzioni culturali, mi sorge il dubbio se non stia tu, coerentemente stagionato uomo di destra, scoprendo un inconscio fascino d’Oriente senza nemmeno rendertene conto.
Ma torniamo con i piedi per terra, alle cose nostre e alla nostra Cassino. Per sostenere la tua tesi sul progetto di riqualificazione della piazza Labriola sei andato persino a scomodare Alessandro Manzoni, opportunamente ricordandoci che “ è meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore”. Eppure senza andare così lontano a scomodare tale immenso personaggio, mai troppo studiato nelle nostre scuole, più modestamente, sul valore del dubbio, potevi rifarti - a meno che non ti sia sfuggito - al recentissimo intervento del nostro presidente della Repubblica al Politecnico di Milano.
Richiamando una riflessione di Renzo Piano, Mattarella ha sottolineato proprio il valore del dubbio: “Il dubbio verso quello che si sta facendo, che sembra certo a prima vista – ha detto - ma comporta il rischio di fossilizzarsi catturato dentro le apparenze. Quello di sottoporsi al beneficio del dubbio – ha aggiunto - è una cosa che costantemente aiuta a trovare la strada migliore, a capire i possibili errori, ma è anche uno degli ingredienti fondamentali della democrazia. Sottoporsi a verifiche costanti consente di avere più fiducia in quello che si fa”.
Ti sei anche chiesto, caro Fabio, come sia possibile che tra “samurai, pasdaran e pretoriani” dell’amministrazione Salera nessuno si ponga il problema di un progetto che tu definisci “divisivo tra i cittadini”. La domanda, però, sorge spontanea: divisivo tra quali cittadini? Perché se per “cittadini” in senso numericamente ampio intendiamo alcuni oppositori a prescindere o quel gruppo di una ventina, o poco più, di persone riunite qualche settimana fa sotto i portici, beh, la prospettiva cambia radicalmente.
Senza ripetere cose già scritte, parliamo di un progetto di riqualificazione per piazza Labriola che parte da lontano, che ha un iter solido, per il quale è stato chiesto ed ottenuto un mutuo, e la cui storia è stata trasparentemente illustrata a suo tempo. Un progetto concreto, autorevole e ponderato che dà continuità al Corso pedonale e rispetta la storia di Cassino. Dall’altra parte - concorderai con me - non c’è una visione alternativa. Ci sono solo vaghe idee, estemporaneità e polemiche di superfice. Una piazza non è un parco botanico, né una spianata sorda, ma è il cuore sociale, economico ed istituzionale della città (dove insiste il nostro Tribunale). Serve equilibrio tra verde, eventi, vivibilità e sostenibilità dei costi futuri.
L’amministrazione sicuramente tornerà a confrontarsi con la città su questa proposta. E restano sempre valide modifiche, integrazioni e eventuali miglioramenti opportuni che si potranno apportare nel merito. Ma un conto è integrare e migliorare, altro è pretendere di azzerare tutto e ripartire da capo ogni volta. Quest’ultima strada ha un nome ben preciso: non è partecipazione, è il modo più sicuro per fare solo chiacchiere e non realizzare mai nulla.
Comunque, i da te (inopportunamente) richiamati “ samurai, pasdaran e pretoriani” o il “caporale di giornata” e finanche i “ tizi in divisa grigia che con tanto di cinturone 87 anni fa si misero in marcia al confine fra Germania e Polonia”, mi spingono a farti notare che questo tuo continuo ricorso ad una fauna e ad un lessico militareschi, è un’altra fascinazione che faresti bene ad attenuare, caro Fabio: non solo per la tua salute alla quale da bravo medico - beato te! - puoi provvedere in proprio, ma perché si vive molto meglio pensando alla pace. Ancor più di questi tempi…
Quanto, ancora, al valore del dubbio, son d’accordo con te nel ritenere che i portatori di verità assolute e intoccabili non siano mai stati cultori del rispetto delle idee altrui; tuttavia bisogna stare ben attenti a non attribuire questa presunzione soltanto agli altri.
Ma, detto pure questo, ora è arrivato il momento del fare. L’estate sta finendo, il gran caldo si andrà attenuando, non resta da sperare che, con le capocce più fresche, si possa arrivare ad un confronto serio e sereno.
Ma si proceda! Non si cerchi di mettere continuamente i bastoni tra le ruote o di usare questo tema per una polemica politica pretestuosa, cercata ad ogni costo. Chi, come te, ha alle spalle una solida cultura (non mi riferisco a quella politica, tanto lontana dalla mia), credo non farà fatica ad assumersi la responsabilità di ragionare concretamente su come riqualificare un luogo che ha sempre rappresentato il fulcro vitale della nostra comunità.
Un caro saluto,
Mario Costa
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