Economia - Nuovo stop produttivo dal 26 al 30 per lastratura, verniciatura e montaggio. Intanto alla Tiberina rinnovato il contratto di solidarietà fino a giugno 2027, ma mancano le commesse future. L’azienda aveva investito circa 22 milioni di euro per le nuove Alfa Romeo elettriche mai entrate in produzione
Non c’è pace per lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano e per il suo indotto. Mentre dalla fabbrica automobilistica arriva la comunicazione di un nuovo fermo produttivo, si aggrava la situazione delle aziende che da anni lavorano attorno al Cassino Plant. E questa volta a lanciare l’allarme è la Tiberina, una delle realtà più importanti della filiera, che conta 105 dipendenti e che rischia di pagare un prezzo altissimo per l’assenza di prospettive industriali.
Stellantis ha comunicato al Comitato esecutivo un ulteriore stop delle attività produttive dal 26 al 30 ottobre, che interesserà le unità di lastratura, verniciatura, montaggio e i reparti collegati. Sarà comandato soltanto il personale necessario per le attività inerenti al fabbricato 0.
Un’altra settimana di fermo che si aggiunge a quelle già registrate nel mese di ottobre e che conferma una situazione produttiva sempre più difficile. Le linee continuano a rimanere inattive, mentre i lavoratori attendono risposte concrete sul futuro dello stabilimento e sui nuovi modelli da assegnare al sito.
Ma è soprattutto dall’indotto che arrivano segnali particolarmente preoccupanti.
Alla Tiberina è stato rinnovato il contratto di solidarietà, che decorrerà dal primo novembre 2026 fino al 30 giugno 2027. Una misura necessaria per gestire la riduzione delle attività e tutelare l’occupazione, ma che non risolve il problema principale: la mancanza di nuove commesse.
A confermare la gravità della situazione è una testimonianza sindacale dellla Uilm che descrive un quadro tutt’altro che rassicurante.
«La notizia vera è che Tiberina, che ha 105 dipendenti, è in serie difficoltà perché non ha commesse future per quanto riguarda Stellantis», sottolineando come questa situazione rappresenti un’ulteriore conferma della pericolosità della crisi industriale che sta attraversando il territorio.
Il peso della Tiberina nella filiera produttiva è tutt’altro che marginale. L’azienda gestisce oltre il 70% delle attività di lastratura, una percentuale che rende evidente quanto sia strettamente legata alle sorti dello stabilimento automobilistico.
C’è poi un particolare che rende ancora più amara questa vicenda. Circa due anni fa, infatti, la Tiberina aveva investito 22 milioni di euro per prepararsi al progetto delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia elettriche. Un investimento importante, sostenuto nella prospettiva di una ripartenza produttiva che, però, non si è mai concretizzata.
Il progetto industriale per il quale erano state impegnate quelle risorse non è mai partito. E oggi l’azienda si trova a dover affrontare una situazione di grande incertezza, con investimenti già effettuati e senza prospettive certe di nuove lavorazioni.
La vicenda Tiberina rappresenta così uno degli esempi più evidenti delle conseguenze che i continui rinvii delle decisioni industriali di Stellantis stanno producendo sull’intero comprensorio.
Non è più soltanto una questione di giornate di fermo o di ammortizzatori sociali. Il problema riguarda la tenuta stessa del sistema industriale del Cassinate, dove le aziende dell’indotto hanno investito risorse, tecnologie e professionalità confidando in programmi produttivi che non hanno trovato attuazione.
E mentre si continua ad attendere il nuovo piano industriale e le decisioni sul futuro dei modelli Alfa Romeo e Maserati, a Cassino le linee si fermano ancora. Nell’indotto, invece, cresce il timore che il tempo delle attese stia per finire.
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