Cultura - Il professore dell’Unicas Toni Iermano analizza la crisi di rappresentanza e l’astensionismo crescente: la distanza tra cittadini e partiti nasce da un sistema chiuso, fondato su cooptazione, fedeltà personale e carenza di etica pubblica. Solo nuovi modelli culturali e una classe dirigente credibile possono ricostruire il legame con la società
In queste settimane di voto per le Regionali 2025, Toni Iermano, professore ordinario di Letteratura italiana all'Università Cassino, parla del corto circuito che c'è nel rapporto tra i cittadini e i partiti. Un divario che abbiamo visto già in Calabria, Marche e Toscana, dove hanno votato in meno della metà degli aventi diritto.
Mentre, nella Provincia di Frosinone, alle ultime elezioni europee del giugno 2024, dove si è registrato un tasso di affluenza pari al 53,04%, in calo rispetto al 60,07% delle precedenti elezioni del 2019. L'affluenza è stata comunque superiore rispetto a quella nazionale che si è fermata al 49,69%.
Il professor Iermano spiega come l'astensione esprima un rifiuto verso questa classe dirigente e della politica in generale, pur mantenendo un desiderio di politica intesa come utopia. Una contraddizione che emerge con chiarezza di fronte a manifestazioni come quelle per la pace, dove milioni di persone scendono in piazza per esprimere partecipazione e decisione, ma il loro impegno non si traduce poi in consenso elettorale. L'errore di alcuni partiti, osserva Iermano, è quello di pensare di poter strumentalizzare queste piazze libere e democratiche.
Cioè, i partiti stessi sembrano essersi trasformati da luoghi di passione e dibattito, con le sezioni che un tempo animavano i paesi, in meri comitati elettorali. La possibilità di partecipazione libera è stata soppiantata da un sistema di cooptazione, dove chi aspira a una carriera politica entra in un clan o un comitato d'affari. Il risultato sono partiti familistici, con reti personali slegate dalla società reale, che ripropongono la frattura storica tra il paese legale e il paese reale.
Tutto questo influisce anche sulla qualità della classe dirigente, oggi generata in maniera artificiale all'interno di questi clan che selezionano i candidati quasi esclusivamente in base al consenso elettorale e alla fedeltà.
Questo abbassa notevolmente il livello dei dirigenti, alimentando un sistema in cui non sono le risorse a mancare, ma la capacità di utilizzarle. Un altro tema scottante è la questione morale, legato a scandali di corruzione e il costante dibattito sulle liste pulite, ma che non ha un riflesso significativo sul verdetto elettorale.
Questo è dovuto alle discussioni sulle candidature che avvengono in circoli chiusi e i profili scelti in base alla capacità di fare voto di scambio o alla fedeltà acritica, non alla moralità. Iermano è categorico quando afferma che una politica di alto livello poggia su una base morale solida. Invece, siamo sempre di fronte a una politica che si regge su un livello morale bassissimo.
Richiamando il pensiero di Francesco De Santis, Il professor Iermano evidenzia come i problemi di clientelismo e trasformismo si ripropongono ciclicamente. La soluzione a questa crisi, conclude il docente, può arrivare solo attraverso la creazione di nuovi modelli culturali e di una selezione credibile delle classi dirigenti, dove la politica si basi sulla credibilità dimostrata nella società, non sui legami familiari o amicali.
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