“La politica ha smarrito la passione, i partiti sono diventati comitati d’affari”

Cultura - Il professore dell’Unicas Toni Iermano analizza la crisi di rappresentanza e l’astensionismo crescente: la distanza tra cittadini e partiti nasce da un sistema chiuso, fondato su cooptazione, fedeltà personale e carenza di etica pubblica. Solo nuovi modelli culturali e una classe dirigente credibile possono ricostruire il legame con la società

“La politica ha smarrito la passione, i partiti sono diventati comitati d’affari”
di autore Angelo Franchitto - Pubblicato: 21-10-2025 12:57 - Tempo di lettura 3 minuti

In queste settimane di voto per le Regionali 2025, Toni Iermano, professore ordinario di Letteratura italiana all'Università Cassino, parla del corto circuito che c'è nel rapporto tra i cittadini e i partiti. Un divario che abbiamo visto già in Calabria, Marche e Toscana, dove hanno votato in meno della metà degli aventi diritto.

Mentre, nella Provincia di Frosinone, alle ultime elezioni europee del giugno 2024, dove si è registrato un tasso di affluenza pari al 53,04%, in calo rispetto al 60,07% delle precedenti elezioni del 2019. L'affluenza è stata comunque superiore rispetto a quella nazionale che si è fermata al 49,69%.

Il professor Iermano spiega come l'astensione esprima un rifiuto verso questa classe dirigente e della politica in generale, pur mantenendo un desiderio di politica intesa come utopia. Una contraddizione che emerge con chiarezza di fronte a manifestazioni come quelle per la pace, dove milioni di persone scendono in piazza per esprimere partecipazione e decisione, ma il loro impegno non si traduce poi in consenso elettorale. L'errore di alcuni partiti, osserva Iermano, è quello di pensare di poter strumentalizzare queste piazze libere e democratiche.

Cioè, i partiti stessi sembrano essersi trasformati da luoghi di passione e dibattito, con le sezioni che un tempo animavano i paesi, in meri comitati elettorali. La possibilità di partecipazione libera è stata soppiantata da un sistema di cooptazione, dove chi aspira a una carriera politica entra in un clan o un comitato d'affari. Il risultato sono partiti familistici, con reti personali slegate dalla società reale, che ripropongono la frattura storica tra il paese legale e il paese reale.

Tutto questo influisce anche sulla qualità della classe dirigente, oggi generata in maniera artificiale all'interno di questi clan che selezionano i candidati quasi esclusivamente in base al consenso elettorale e alla fedeltà.

Questo abbassa notevolmente il livello dei dirigenti, alimentando un sistema in cui non sono le risorse a mancare, ma la capacità di utilizzarle. Un altro tema scottante è la questione morale, legato a scandali di corruzione e il costante dibattito sulle liste pulite, ma che non ha un riflesso significativo sul verdetto elettorale.

Questo è dovuto alle discussioni sulle candidature che avvengono in circoli chiusi e i profili scelti in base alla capacità di fare voto di scambio o alla fedeltà acritica, non alla moralità. Iermano è categorico quando afferma che una politica di alto livello poggia su una base morale solida. Invece, siamo sempre di fronte a una politica che si regge su un livello morale bassissimo.

Richiamando il pensiero di Francesco De Santis, Il professor Iermano evidenzia come i problemi di clientelismo e trasformismo si ripropongono ciclicamente. La soluzione a questa crisi, conclude il docente, può arrivare solo attraverso la creazione di nuovi modelli culturali e di una selezione credibile delle classi dirigenti, dove la politica si basi sulla credibilità dimostrata nella società, non sui legami familiari o amicali.





Articoli Correlati


cookie