Cronaca - A Pontecorvo visite annullate tre volte per mancanza di corrente, a Cassino un esame salta perché il medico è già in pensione: cronaca di due storie di ordinaria inefficienza che lasciano i pazienti senza risposte
Un'odissea fatta di rinvii incomprensibili, problemi tecnici e un senso di profonda inefficienza. È la cronaca amara di quanto accaduto a due diverse strutture sanitarie in provincia di Frosinone, dove l'accesso alle cure e agli esami diagnostici essenziali si è trasformato in un percorso a ostacoli snervante per i pazienti.
Il protagonista di questa prima vicenda è un uomo che, reduce da un delicato intervento chirurgico e un lungo ricovero che gli ha lasciato problemi, tra cui una fragilità polmonare, necessita di un'urgente visita pneumologica di controllo. Il paziente è asmatico e il controllo medico è per lui vitale.
Il primo appuntamento era stato fissato per il 23 ottobre. L'uomo per l’occasione si era preso un giorno di ferie dal lavoro per recarsi alla Casa della Salute di Pontecorvo. Arrivato sul posto, una doccia fredda: viene avvisato, solo in quel momento, che il medico specialista non era presente e che la visita non poteva essere eseguita. Nessun preavviso, nessun messaggio o telefonata per risparmiargli il viaggio a vuoto e il giorno di lavoro perso. Il paziente, amareggiato, è costretto a riprenotare.
La seconda data fissata è il 13 novembre. Di nuovo, il sacrificio di un altro giorno di lavoro. Un'ora prima dell'appuntamento, squilla il telefono: la visita è annullata per un inspiegabile blackout elettrico che ha messo fuori uso l'intera struttura. L'assurdità della situazione balza subito agli occhi: come può un ospedale, un luogo dove si salvano vite, non avere un generatore di emergenza funzionante? Il personale lo rassicura, promettendo un nuovo appuntamento per la settimana successiva, stesso orario.
Ma l’epilogo di quel giorno è ancora una volta sconfortante. Dopo appena un quarto d'ora dalla prima chiamata, il telefono squilla di nuovo: la corrente è tornata, l'uomo può precipitarsi in ambulatorio, se è ancora disponibile. Nonostante il forte nervosismo, il paziente si mette subito in auto e si lancia in superstrada. A soli dieci minuti dall'ospedale, ecco la terza chiamata: l'elettricità è di nuovo saltata. La voce dall'altro capo gli consiglia, con un velo di rassegnazione, di presentarsi comunque per un "tentativo" nel caso la luce tornasse.
Arrivato alla Casa della Salute, l'uomo trova solo le luci di emergenza accese. L'infermiera al poliambulatorio conferma l'inevitabile: la visita è rimandata. La rabbia e lo shock si mescolano però all'amarezza quando il paziente scopre da personale della struttura che, a causa di quel prolungato blackout, c'erano persone sottoposte a dialisi che si trovavano in grave difficoltà. Domani, giovedì 20 novembre, il terzo tentativo: nella speranza che l’odissea possa terminare e il paziente possa effettuare la visita.
Ma questa non è, purtroppo, l'unica vicenda di disorganizzazione registrata nel territorio. Solo pochi giorni prima, all'Ospedale Santa Scolastica di Cassino, un esame diagnostico di routine si è trasformato in un labirinto burocratico.
Una madre si era recata in ospedale con la figlia per eseguire un semplice tampone nasale. Ciò che doveva essere una rapida prestazione si è trasformato in una mattinata persa, con madre e figlia intrappolate per circa due ore. La sala prelievi e il reparto di Otorinolaringoiatria hanno iniziato un imbarazzante gioco dello "scarica barile", rimbalzandosi la responsabilità di eseguire il prelievo.
La madre, esasperata, ha cercato aiuto rivolgendosi prima all'Ufficio Relazioni con il Pubblico e poi addirittura al vicedirettore sanitario. La risposta, però, non è stata affatto positiva: il medico che avrebbe dovuto eseguire l'esame risultava essere in pensione. Dunque, nonostante il tampone fosse un servizio regolarmente previsto dall'offerta sanitaria dell'ospedale, l'esame non è stato eseguito.
Madre e figlia sono state costrette ad andarsene senza la diagnosi necessaria, portando via con sé solo un profondo senso di inefficienza e disorganizzazione che, ancora una volta, mette a dura prova la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario locale.
L'odissea sanitaria in Ciociaria continua quindi a mietere vittime tra i cittadini più fragili, che si ritrovano a lottare non solo contro la malattia, ma anche contro un sistema che sembra non essere in grado di garantire continuità e correttezza nel servizio.