Politica - Il 10 dicembre 2025, la Dichiarazione Universale compie 77 anni, ma i suoi valori di uguaglianza e libertà sono calpestati dalla guerra in Ucraina, dal "genocidio" a Gaza e dalla crisi umanitaria in Sudan. L'unica sfida urgente è recuperare lo spirito del 1948. L'sos di 'Partecipiamo Cassino'
Quest’anno, dieci dicembre 2025, la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata nel 1948, compie 77 anni e celebrarla significa riportare l’attenzione sui valori dalla stessa sanciti, quali: uguaglianza, libertà e dignità. Valori che avrebbero dovuto muovere il mondo in una direzione contraria rispetto ai tanti orrori che hanno caratterizzato il periodo storico della Seconda guerra mondiale, immediatamente antecedente alla nascita della Dichiarazione medesima.
L’aspirazione, infatti, che percorre tale prezioso documento è stata quella di non assistere più a barbarie quali la Shoah, le bombe atomiche, le deportazioni di massa o la distruzione delle città. Purtroppo, invece, ancora oggi siamo testimoni di un mondo in cui il diritto umanitario internazionale,
nonostante i trattati, gli accordi siglati e le norme, trova fatica a trovare applicazione, continuamente violato e offeso soprattutto nei conflitti che attualmente occupano il panorama politico e civile.
Basti pensare a ciò che accade nella guerra russa contro l’Ucraina, costellata da crimini di guerra atroci, che hanno lasciato al buio e al gelo milioni di persone ucraine nei loro appartamenti; agli aiuti umanitari bloccati nella striscia di Gaza, dove si sta consumando un vero e proprio genocidio, perpetrato da Israele quale risposta all’attacco di Hamas e di altri gruppi armati palestinesi contro la popolazione civile israeliana.
Ma medesime situazioni di cruenta violenza si registrano anche in Sudan, dove si sta consumando forse la più grave crisi umanitaria al mondo, con 12 milioni di persone cacciate dalle loro case, ed un’ altra decina uccise, torturate, sottoposte a stupri. Tale angosciante situazione è senz’altro favorita da una comunità internazionale in cui vige la legge del più forte politicamente e dal punto di vista militare, e dove la protezione di determinati assetti ed equilibri, di natura economica, prevale sul rispetto del diritto alla vita e alla dignità di ogni persona.
Così la giustizia internazionale viene applicata quando conviene e delegittimata quando non conviene. Ne deriva che l’intento della Dichiarazione universale dei diritti umani è profondamente tradito laddove i diritti vengono trattati come merce di scambio, in mano a pochi potenti, che seduti attorno ad un tavolo, senza , spesso i protagonisti dei conflitti medesimi, decidono il destino del mondo come fosse qualcosa da spartirsi, piuttosto che un luogo di tutti, ove la giustizia è la risposta certa ed univoca ai crimini contro l’umanità.
L’aspirazione di oggi, quindi, è che venga recuperato pienamente lo spirito che ha condotto la comunità internazionale a sancire l’inviolabilità dei diritti umani , ritenendo che questa sia la prima, necessaria ed urgente sfida della società civile, che deve essere pronta a difendere tali valori essenziali scendendo nelle piazze, animando le aule di giustizia ed esercitando un diritto di voto consapevole e di resistenza ad ogni
forma di autoritarismo.