Automotive, vertice al Mimit tra fumogeni e incertezza: Cassino ancora non decolla

Economia - Tra ammortizzatori sociali esauriti e aziende monocommittenti al collasso, il "biennio nero" 2026-2027 spaventa soprattutto gli operai dell'indotto, in attesa del rilancio che non ci sarà prima del 2028. Angelilli avverte Stellantis: "La Regione Lazio farà la sua parte, ma serve chiarezza subito". Sindacati sulle barricate

Automotive, vertice al Mimit tra fumogeni e incertezza: Cassino ancora non decolla
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 30-01-2026 18:58 - Tempo di lettura 3 minuti

Bandiere della Fim, Fiom, Uilm e Ugl, fumogeni colorati e il coro unanime di migliaia di lavoratori hanno fatto da cornice, oggi, alla sede del Mimit per il tavolo dedicato al settore Automotive e quindi anche allo stabilimento Stellantis di Cassino. Un incontro atteso, ma che ha lasciato l’amaro in bocca alle sigle sindacali: se da un lato sono state fissate alcune date chiave, dall’altro le prospettive di una piena ripresa produttiva appaiono ancora distanti, lasciando scoperto un "biennio nero" (2026-2027) che rischia di travolgere soprattutto le aziende dell’indotto.

L’annuncio principale emerso dal tavolo riguarda la data del 21 maggio 2026, quando a Detroit verrà presentato ufficialmente il nuovo piano industriale del Gruppo. Secondo quanto riferito da Gennaro D'Avino (Uilm), il piano dovrebbe includere l'introduzione di una linea dedicata a modelli Alfa Romeo "speciali". Tuttavia, la preoccupazione resta altissima poiché la produzione a pieno regime dei nuovi modelli per Cassino non dovrebbe partire prima del 2028.

Mirko Marsella (Fim-Cisl) ha sottolineato come il polo laziale sia attualmente penalizzato da una strategia troppo sbilanciata sull'elettrico, che ha ritardato l'avvio della piattaforma Large per Alfa Romeo. Anche il segretario dell'Ugl, Spera, ha riportato la posizione dell'azienda: Stellantis conferma la centralità dell'Italia, ma ammette che il 2025 è stato un anno di forte contrazione, puntando tutto su una ripresa nel 2026 legata ai nuovi lanci.

Il punto più critico emerso dal dibattito riguarda la tenuta sociale del territorio nel periodo di transizione. Se lo stabilimento principale soffre, l'indotto è sull'orlo del baratro. Il problema è strutturale: la stragrande maggioranza delle aziende satelliti sono monocommittenti, dipendono cioè unicamente dalle commesse di Stellantis. Se la fabbrica madre si ferma, queste realtà non hanno mercati alternativi a cui rivolgersi.

I numeri del recente passato confermano la gravità della situazione: nel 2025 si sono registrati oltre 100 giorni di stop produttivo. L'inizio del 2026 non è stato da meno: a gennaio si è lavorato appena 5 giorni a causa di prolungati fermi produttivi, e nuovi stop sono già in programma per il mese di febbraio.

A rendere lo scenario esplosivo è l'insufficienza degli ammortizzatori sociali. Molte aziende dell'indotto hanno ormai esaurito le ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria disponibili, lasciando migliaia di famiglie senza certezze sul reddito proprio nel biennio 2026-2027, prima dell'auspicato rilancio.

Su questo fronte è intervenuta con forza la vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli: "È necessario superare l'attuale fase di incertezza per rassicurare i lavoratori e l'intero indotto", ha dichiarato, sollecitando Stellantis a un dialogo strategico per mettere in rete le risorse con altri grandi player industriali. La Regione si è detta pronta a investire in innovazione e formazione, puntando su strumenti come la ZLS (Zona Logistica Semplificata) e la costituenda Zona Franca Doganale per attrarre nuovi investimenti che possano diversificare l'economia locale.

Non sono mancate le critiche durissime al Governo da parte di Andrea Di Traglia (Fiom-Cgil), che ha denunciato la riduzione del fondo automotive e l'assenza di garanzie occupazionali. In attesa del 21 maggio, la tensione a Cassino resta altissima: la richiesta unanime è che il "tempo di attesa" fino al 2028 non si trasformi in un deserto industriale irreversibile.





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