Economia - Analisi di Confimprese del "chiasmo dei prezzi" tra benzina e diesel: dal nuovo Decreto Energia 2026 alle strategie delle compagnie petrolifere, ecco cosa gonfia i prezzi alla pompa. Tutti i dettagli
Negli ultimi giorni il tema del caro carburanti è tornato al centro del dibattito pubblico, anche alla luce delle recenti misure adottate dal Governo con il decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi. Dal punto di vista dei costi, nel corrente mese di marzo, con il petrolio Brent a 110 dollari al barile, si paga il carburante attorno ai 2 €/litro, quando nel 2008, con il grezzo alle stelle a 147 dollari, il prezzo medio alla pompa era di soli 1,38 €.
Siamo di fronte a quello che gli esperti definiscono il "chiasmo dei prezzi" ovvero di un incrocio dove la materia prima può anche scendere o stabilizzarsi, ma il prezzo finale no. Al fine di comprendere l’andamento reale dei prezzi, è stato effettuato un confronto tra il costo del petrolio greggio e il prezzo finale alla pompa, utilizzando un criterio semplice e comprensibile: la trasformazione del prezzo del barile in valore per litro (1 barile = 159 litri), così da rendere confrontabili nel tempo i dati relativi alla materia prima. Il confronto è effettuato su base omogenea al solo fine di rendere comparabili nel tempo i dati, fermo restando che il prezzo finale incorpora ulteriori componenti lungo la filiera.
L’analisi dei principali momenti di picco del mercato petrolifero evidenzia come, a fronte di valori anche più elevati del greggio rispetto a quelli attuali, il prezzo alla pompa della benzina risulti oggi su livelli comparabili o superiori. I dati storici rivelano una realtà cruda: il paradosso del 2008: nonostante il massimo storico del greggio (145-147 $), l'impatto alla pompa fu limitato a una media di 1,38 €/litro.
· La Risalita (2009-2013): Dopo il minimo sotto i 50 $ del 2009, la spinta dei prezzi industriali e delle accise portò la verde a superare la soglia di 1,80 € nel biennio 2012-2013.
· La parentesi del 2020: Durante il lockdown, il petrolio crollò a 40 $ e la benzina tornò a respirare toccando quota 1,40 €.
· Il Record del 2022: Tra shock geopolitici e ripresa post-pandemia, il barile — pur restando più basso rispetto al 2008 trascinò il carburante al record storico di 2,18 €/litro.
Il vero nodo della questione non è il costo del grezzo, ma come agiscono le aziende petrolifere. I grandi petrolieri acquistano la materia prima in stock grazie a contratti a medio-lungo termine, perciò la benzina che possiedono è stata acquistata quando il prezzo del barile girava attorno ai 50$ e non agli attuali 120$. Questo genera un enorme profitto. In termini tecnici gestiscono il magazzino col metodo LIFO o TIFO a seconda della loro convenienza.
Nel 2022 – sempre sulla base dei dati elaborati dal Centro Studi di Confimpreseitalia - a fronte dell’aumento dei prezzi, l’intervento pubblico si è concretizzato in una riduzione generalizzata delle accise, applicata in modo uniforme e per un periodo prolungato, con effetti significativi sul prezzo finale.
Nel 2026, l’intervento previsto dal decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33 presenta invece carattere temporaneo e limitato nel tempo, oltre a una diversa configurazione.
Il caso del diesel e l’impatto sull’economia. Un elemento di ulteriore rilievo emerge dall’analisi del diesel. Storicamente, il prezzo del gasolio si è mantenuto su livelli inferiori rispetto alla benzina. Negli ultimi anni, invece, il diesel ha raggiunto e in alcuni casi superato il prezzo della benzina, attestandosi su valori elevati anche nella fase attuale. Tale dinamica assume particolare rilevanza economica, in quanto il diesel rappresenta il principale carburante utilizzato per: il trasporto merci, la logistica, le attività produttive e commerciali diffuse.
Applicando il medesimo criterio di confronto utilizzato per la benzina, emerge come anche nel caso del diesel, a fronte di livelli del greggio inferiori rispetto ai picchi storici, il prezzo alla pompa si mantenga su valori elevati.
In particolare: nel 2008, con il greggio ai massimi storici, il diesel si attestava intorno a 1,45 euro al litro; nel 2012, con valori del greggio elevati, il prezzo si collocava intorno a 1,70 euro al litro; nel 2022, il diesel ha superato i 2,00 euro al litro, con punte superiori; nella fase attuale, con il greggio su livelli inferiori, il prezzo si mantiene comunque intorno a 1,80 euro al litro e su livelli analoghi, se non superiori, della benzina.
Nel grafico (foto di copertina) sono rappresentati i rapporti tra prezzo alla pompa e costo del greggio per benzina e diesel, al fine di evidenziare l’evoluzione nel tempo del differenziale tra materie prime e prezzo finale. Il confronto evidenzia una dinamica analoga a quella riscontrata per la benzina, con un andamento del prezzo finale non pienamente allineato al costo della materia prima.
A tale dinamica – continua lo studio - si affiancano anche fattori di carattere strutturale. Negli ultimi anni, le politiche europee orientate alla progressiva riduzione dell’utilizzo dei motori diesel hanno inciso sulle prospettive del settore, influenzando gli investimenti lungo la filiera.
Tuttavia, nel breve periodo, il diesel continua a rappresentare il principale carburante per il trasporto merci, la logistica e le attività produttive, determinando una domanda ancora elevata. Questo disallineamento tra orientamento futuro e utilizzo attuale contribuisce a generare tensioni sul mercato, che si riflettono anche sui prezzi al consumo.
Le misure recenti. Con il decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, il Governo è intervenuto attraverso una rimodulazione temporanea delle accise, con effetti limitati nel tempo. Il provvedimento introduce inoltre specifiche misure di monitoraggio e controllo lungo la filiera, finalizzate alla rilevazione di eventuali anomalie nei meccanismi di formazione dei prezzi.
A differenza di quanto avvenuto nel 2022, quando l’intervento pubblico si è concretizzato in una riduzione generalizzata delle accise applicata in modo uniforme e per un periodo prolungato, la misura attuale presenta carattere temporaneo e limitato. Alla luce dei primi andamenti registrati, la riduzione fiscale introdotta non sembra aver prodotto effetti pienamente proporzionali sul prezzo finale al consumo.