Opinioni - L'abbattimento dell'ex Onmi continua a far discutere. Il prof. Costa bacchetta i soliti noti: "Il fatto che venga preservata la funzione storica dell’ex Onmi, poco importa a costoro. Qualche altro, bontà sua un po’ più generoso, si è augurato che lo scempio serva almeno a qualcosa di utile”
Eppure i dati che arrivano dall’ispettorato nazionale del lavoro sono tanto eloquenti quanto impietosi: più di 44.600 le mamme con figli minori di tre anni che nel 2022, per stare al dato più recente, hanno lasciato il lavoro. Proprio a causa della difficoltà di conciliare la vita familiare con quella lavorativa. Ancor più nei primi anni di vita dei figli.
La scelta di una amministrazione di costruire nuovi asili nido comunali (due), aumentando la potenzialità di accogliere un numero sempre maggiore di “marmocchietti”, dovrebbe ricevere il plauso generale, senza esclusione alcuna.
Proprio perché viene a favorire la partecipazione femminile in quel mondo del lavoro che molte neo mamme son costrette a lasciare per accudire il “nuovo arrivato”.
Quest’anno – occorre ricordare - nei due asili comunali di Cassino esistenti non hanno trovato posto 76 bambini, ci dicono dall’assessorato competente del Comune.
Eppure spunta qualcuno che, rispetto alla costruzione di un nuovo asilo nido (una cinquantina di nuovi posti), abbia però da ridire sull’abbattimento di un vecchio fabbricato nel centro cittadino (ci riferiamo all’ex Onmi, acronimo di Opera nazionale maternità e infanzia) esprimendo addirittura tutta la propria “amarezza e rabbia” per la sparizione di un vecchio fabbricato, inagibile, inutilizzato da diversi anni, in graduale decadimento strutturale tra rovi ed erbacce.
Che poi, in fondo in fondo, venga preservata la “funzione storica” dell’ex Onmi, poco importa a costoro. Qualche altro, bontà sua un po’ più generoso, si è augurato che “lo scempio serva almeno a qualcosa di utile”.
Eppure, oltre al centro cittadino libero dalle auto (quindi con riduzione dello smog), alla cultura, al livello d’istruzione, uno degli indicatori importanti cui si fa riferimento per misurare la qualità della vita di una città è il servizio alla persona, in particolare gli asili nido.
Eppure occorre andare avanti. Anche se poco importerà ai soliti noti che, in una provincia nelle retrovie per qualità della vita (80°posto su 107), questa città oggi può finalmente contare su scuole più sicure perché messe a norma, su spazi pubblici vitali come il Palazzo della Cultura, il museo Historiale, il teatro Manzoni, la Rocca Janula, una Casa Rifugio per donne vittime di violenza, l’Emporio solidale; e se, a breve, potrà contare su un centro riqualificato e pedonalizzato, un teatro romano fruibile, una nuova villa comunale e una struttura confiscata per il “Dopo di noi”, dove assicurare assistenza a disabili rimasti soli.
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