Opinioni - Sottolinea come sia necessario optare per un'area che consenta all'infrastruttura di essere "motore di sviluppo sociale e produttivo dell’intera zona". Ha poi aggiunto come "sarebbe stato più logico che la stazione venisse ubicata nel sud della provincia, tenendo conto del bacino territoriale che raccoglie l'utenza di ben tre regioni diverse"
La realizzazione di una possibile fermata Tav nel comune di Ferentino continua ad infiammare il dibattito politico locale. Sul tema è intervenuto Riccardo Pignatelli, noto esponente politico cassinate.
"Da qualche giorno - dichiara Pignatelli - si dibatte l’ormai annosa questione di quale sia la soluzione migliore riguardo ad una possibile fermata Tav, intermedia nella tratta tra Napoli e Roma. La questione è stata anche oggetto di un nutrito dibattito nel corso del convegno promosso dalla Cisl Lazio recentemente a Ferentino".
"Sull’argomento - prosegue - è intervenuto, a margine, anche il Presidente della regione, l’on. Rocca, riguardo alla bontà del Progetto, che interesserebbe in via approssimativa l’area vicino al casello autostradale del Comune di Ferentino. Immediatamente a seguire ci sono stati poi alcuni interventi stampa pro e contro tale scelta. La decisione finale spetterà però a RFI in stretta collaborazione con il Ministero dei Trasporti, ma da parte regionale è stato garantito che sarà anche aperto un tavolo di ascolto con gli enti e gli amministratori di tutto il territorio provinciale".
"Senza voler entrare troppo nei dettagli tecnici, che lasciamo ai politici e ad esperti del settore - osserva Pignatelli - è lecito però porsi a margine, da semplici cittadini, alcune banali considerazioni, che poi così banali non sono, circa quanto sta si sta decidendo. La prima, è che si tratta di investimenti fatti con denaro pubblico e che già per tale motivo dovrebbero dipendere esclusivamente da scelte tecniche - economiche ben valutate e ponderate, riguardanti soprattutto l’utilità comune dell’opera e la sua futura ricaduta su un territorio il più vasto possibile. Vale a dire che essa deve rispondere a canoni ben precisi sia riguardo alla migliore ubicazione dell’infrastruttura che alla centralità del bacino di utenza cui verrà messa a servizio".
"Si tratta infatti - aggiunge - di spendere dei soldi per generare uno sviluppo complessivo della rete territoriale della mobilità di cittadini, lavoratori e studenti e per tale motivo favorire questo o quel progetto, o peggio un’area rispetto ad un’altra, sarebbe un grave errore, perché queste scelte debbono avvenire soprattutto sulla base di valutazioni tecniche. È vero che in questi ambiti decide poi la politica, ma è altrettanto vero che essa ha l’obbligo di guardare e tutelare gli interessi delle future generazioni, non il tornaconto alle prossime elezioni".
"Non si tratta - riflette - di privilegiare Frosinone o Cassino, ma di decidere con consapevolezza quale area permette ad una simile infrastruttura di poter fare da motore di sviluppo sociale e produttivo dell’intera provincia, senza correre il rischio di realizzare una delle tante cattedrali nel deserto, come già avvenuto in passato in altri contesti. Occorrerebbero perciò studi preliminari di fattibilità, che non abbiamo ancora visto, affidati a soggetti terzi indipendenti che partendo dai dati reali del territorio possano indicare il sito migliore per realizzare una fermata intermedia dell’alta velocità nella tratta tra Roma e Napoli".
"Ad esempio - spiega Pignatelli - un primo dato che oggettivamente emerge ed è da non trascurare riguarda la distanza mediana tra i due punti di collegamento, che fa pensare più alla bassa che all’alta Ciociaria. Un’altro elemento - aggiunge - è la fotografia del bacino di utenza che si avvarrebbe della nuova infrastruttura, ed anche questo farebbe pendere l’ago della bilancia verso il Basso Lazio, terra frontaliera e crocevia di ben quattro province, nodo industriale e sede dell’Università. In sostanza i progetti esecutivi da mettere a confronto dovrebbero essere commissionati solo a seguito di un attento studio preliminare delle diverse caratteristiche e potenzialità del territorio, non prima".
"Quando però a decidere queste questioni è la politica - osserva - che per lo più agisce in base a logiche di convenienza, lo scenario cambia del tutto, sono i tavoli e le parti che hanno più forza contrattuale a farsi avanti ed a spingere per la soluzione che ritengono migliore rispetto ai propri obiettivi. È proprio quello che sta avvenendo al momento, dopo l’incontro di Ferentino in cui la Cisl si è spesa molto perché l’alta provincia abbia presto questa importante infrastruttura raccogliendo la partecipazione ed il favore di un largo parterre di autorità ed amministratori locali, oltre a quello di associazioni imprenditoriali e di categorie tanto da coinvolgere anche il Ministero delle infrastrutture. Come già avvenuto in passato, alla fine le scelte che si faranno avverranno sicuramente sulla base delle forze in campo e sul peso della capacità contrattuale che esse sono in grado manifestare".
"Il sud della provincia - riflette ancora Pignatelli - bisognerà farsene una ragione, allo stato sembra incapace di aggregarsi e mobilitarsi, così da destare l’attenzione di cittadini, istituzioni locali, associazioni ed imprese intorno al problema e così rischia di restare ai margini di questo processo decisionale, non perché non ritenuto idoneo come territorio e punto mediano tra Roma e Napoli, bensì per logiche di altro genere, come sopra accennato. È un peccato, perché, va ricordato, si tratta di investimenti che dovranno ripagarsi in futuro e se sbagliati o erroneamente finalizzati alla fine non determineranno né cambiamenti della qualità dei servizi resi all’utenza sul piano della mobilità, né crescita e tanto meno sviluppo".
"Forse - aggiunge - se si fosse partiti da analisi ben approfondite, sarebbe stato più logico e giustificato che la stazione Tav venisse ubicata nel sud della provincia, essendo questa soprattutto una importante infrastruttura di potenziamento dei servizi di mobilità di tantissimi utenti provenienti da un bacino territoriale che raccoglie ben quattro province di tre regioni diverse; mentre sarebbe stato certamente più utile destinare all’area del frusinate una importante infrastruttura di trasporto e logistica capace di potenziare e migliorare i servizi del polo industriale anagnino - frusinate, viste le particolari esigenze di scambi che oggi il mercato globalizzato assolutamente impone".
"Ma molto probabilmente così non sarà, e come sempre avviene nel nostro Paese si continueranno a fare le cose per spendere i soldi e non viceversa a spendere i soldi per fare le cose" ha concluso Pignatelli.
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