Opinioni - L’esponente del Pd replica a Lello Valente sulla "manipolazione" del pensiero di Mario Costa e sposa la tesi di Dario Nicosia sulla natura politica delle scelte di RFI. Poi l'affondo all'avvocato Borrea (FdI): "Destra complice con Meloni, Salvini e Rocca d'accordo con i big frusinati. Ora intervengano per evitare il declino del Cassinate, già piegato dalla crisi Stellantis"
Dal dott. dot Sergio Marandola, presidente uscente circolo PD di Cassino e già consigliere comunale dem della città martire, riceviamo e pubblichiamo
Ultimamente abbiamo letto due pregevoli articoli sulla nuova stazione TAV, la cui realizzazione al momento è prevista nel territorio di Ferentino. Uno è dell’amico Lello Valente, attento osservatore delle dinamiche politiche locali. Un articolo solo parzialmente condivisibile, in particolare nelle sue conclusioni, nelle quali ribadisce quello che tutti pensano nel Cassinate, ovvero che la stazione, collocata a poca distanza dalla capitale, sarebbe una inutile cattedrale nel deserto. Ed io aggiungo che produrrebbe scarsi benefici anche ai viaggiatori di Frosinone.
Il cittadino del nostro capoluogo di provincia infatti, con tale soluzione, beneficerebbe di un limitato e scarso risparmio di tempo nel percorrere in treno la tratta Frosinone-Roma, rispetto alla linea attuale. Ma questo beneficio sarebbe quasi annullato dai tempi occorrenti a raggiungere la stazione Tav a Ferentino, considerato il traffico che congestiona le strade che si dipartono dalla città.
Ma veniamo alla prima parte dell'articolo, che presta il fianco a numerose critiche. Premesso che il prof Mario Costa, uomo di acuto ingegno, non ha certo bisogno di alcuna difesa da parte di nessuno, è evidente come il suo pensiero sia stato manipolato da Valente. Egli infatti non afferma che il progetto della stazione Tav è farina del sacco di Abbruzzese e Ciacciarelli, bensì che esso è stato avallato dal loro consenso, reso esplicito dai sorrisi smaglianti sfoggiati alla riunione di presentazione del progetto, presenti i vertici della Lega. E, quel che è più grave, è che il Mario leghista, in maniera tutt’altro che corretta ha imputato alla sola RFI l’onere di tale decisione, affermando che è stata presa alla luce di motivazioni tecniche non politiche. (sic!).
Ma a questa visione smaccatamente furbesca ha già risposto Dario Nicosia, rilevando che certe discutibili valutazioni tecniche si adeguano sempre ad un indirizzo politico. Infine una nota a margine su una distorta visione delle ideologie politiche. Lello Valente è rimasto ai tempi di Peppone e Don Camillo, con una visione obsoleta della sinistra, nella quale i comunisti dipendevano dalle direttive del comitato centrale dell’Unione Sovietica. Oggi il PD è un partito plurale e democratico che difende i diritti dei deboli, dei poveri e degli ultimi.
Il secondo articolo è dell’avv. Borrea, coordinatore della sezione locale di Fratelli d’Italia. Dopo aver ovviamente ribadito l' enorme danno economico e sociale che provocherà la mancata assegnazione della stazione TAV a Cassino, i Fratelli d’Italia si impegnano in quella che è la loro tattica preferita, nella quale son diventati maestri inarrivabili, e cioè lo scaricabarile delle responsabilità. Certo, è vero che la prima delibera porta la firma della giunta Zingaretti di sei anni fa. Ma oggi, a rispondere devono essere in primis la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, sponsor ufficiale della scelta, per arrivare all'attuale presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che continua a fare capolino da dietro le quinte. Venga bene allo scoperto.
Ora, affermare che questi pezzi da novanta non possano ribaltare in breve tempo una vecchia delibera regionale, è sinceramente poco credibile. La verità è che essi sono perfettamente d’accordo con i big della destra frusinate. C’è da dire infine che qualcuno tra i più allegrotti del partito locale di FdI si spinge disinvoltamente ad addossare la responsabilità finale di tale disastro, addirittura all’amministrazione comunale di Cassino. Probabilmente, secondo loro, il sindaco e la Giunta della città martire si sarebbero macchiati della infamante colpa di non essersi incatenati davanti al Ministero dei Trasporti ed a palazzo Chigi per intenerire i ruvidi cuori dei vertici della destra italiana.
Se vogliono dare un serio contributo alla causa, alla difesa di un vasto territorio in crisi, accantonino la sterile polemica spicciola, e si diano da fare presso i loro capi per rivedere una scelta sbagliata, irragionevole, illogica. Mala tempora currunt per la nostra città e per il nostro territorio, con la crisi Stellantis, della quale non si vede via di uscita. Se non si cambiano certe scelte il declino economico del Cassinate sarà inevitabile.