"Cassino ha un futuro". Ma è allarme volumi: Maserati finora ha prodotto pochissimo

Economia - Nel 2025 appena 5.000 i Grecale sfornati dalla fabbrica. Cresce l'ansia dei sindacati dopo il declassamento di Alfa Romeo e l'addio a Giulia e Stelvio. Di Traglia (Fiom): "Piano impietoso, servono modelli mass market". Marsella (Fim): "Fabbrica in ginocchio, risposte subito". La Uilm avverte: "Non basta dire che lo stabilimento non chiude"

"Cassino ha un futuro". Ma è allarme volumi: Maserati finora ha prodotto pochissimo
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 23-05-2026 09:26 - Tempo di lettura 3 minuti

Dall’Investor Day di Stellantis non è emerso il vero e proprio piano industriale di Stellantis che il territorio di Cassino e i suoi lavoratori aspettavano con urgenza. L’appuntamento internazionale ha invece sancito una svolta drastica, definendo l'unica e amara certezza per lo stabilimento di Piedimonte San Germano: le nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio non si produrranno più, tramonta dunque  definitivamente l’ipotesi di una loro eventuale versione ibrida che avrebbe potuto fare da ammortizzatore per la transizione. La gloriosa parabola del Biscione nel sito di Piedimonte San Germano, a dieci anni esatti dall’uscita della prima Giulia - era il mese di aprile del 2016 - giunge così al capolinea, lasciando un vuoto che è ancora ben chiaro se verrà riempito, e come.

In serata, nel corso della conferenza stampa, l'amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, ha provato a ridisegnare il destino della fabbrica annunciando che Cassino punterà tutto su un modello Maserati, ma rimandando ogni dettaglio operativo a fine anno. L'annuncio, tuttavia, non galvanizza: se la scommessa della dirigenza si orienterà su vetture del calibro della Maserati Grecale, le prospettive di rilancio appaiono infatti drammaticamente fragili. I modelli del Tridente, appartenendo a una fascia di extra-lusso e posizionandosi su un mercato d'élite, registrano volumi di vendita storicamente molto bassi, del tutto insufficienti a garantire la saturazione di una grande fabbrica e il rientro in produzione dei circa 2.000 operai attualmente penalizzati dagli ammortizzatori sociali.

A certificare che la strada di Maserati non offre garanzie di grandi numeri sono i dati impietosi del 2025, l'anno nero per Stellantis a Cassino, in cui la produzione complessiva è crollata verticalmente, fermandosi sotto la soglia delle 20.000 vetture totali. In questo scenario desolante, la Maserati Grecale non ha raggiunto nemmeno le 5.000 unità prodotte nell’intero anno, con la variante full electric (Folgore) che ha rappresentato un marginale e quasi irrilevante 4% del totale. 

Proprio per questo i sindacati sono fortemente preoccupati e non nascondono il proprio dissenso di fronte a promesse che spostano la clessidra in avanti. Gennaro D'Avino, segretario provinciale Uilm, mostra pollice verso: “Non basta dire che Cassino non chiude. Cassino deve avere un futuro. Per questo Stellantis deve completare le missioni produttive dello stabilimento, così come è stato fatto per altri siti del Gruppo”.

Sulla stessa lunghezza d'onda, Gerardo Minotti segretario provinciale Uglm: "Non basta dire che Stellantis non chiuderà".

Maurizio Stabile, segretario provinciale Fismic, ha espresso la necessità di concretezza immediata: “Lo stabilimento di Cassino necessita di modelli che oggi possono invadere il mercato e rilanciare l'occupazione”. Ancor più duro e articolato è il j'accuse lanciato da Mirko Marsella, segretario provinciale della Fim-Cisl, che boccia senza appello l'esito dell'Investor Day: “Ricordo che da quando è nata Stellantis, l'unico stabilimento che non ha ricevuto investimenti e nuovi modelli da questa società è lo stabilimento di Cassino che era ed è una priorità perché è lo stabilimento che sta soffrendo più di tutti e c'è un territorio completamente in ginocchio che merita risposte immediate e non aspettare chissà cosa”.

Andrea Di Traglia, segretario provinciale Fiom-Cgil, rincara la dose: “Noi pensiamo che sia un piano impietoso, che sposta la maggior parte delle risorse negli Stati Uniti e non può assolutamente essere il futuro legato soltanto a un brand, in questo caso il brand Maserati, perché è da tempo che noi chiediamo modelli aggiuntivi e non sostitutivi e quindi chiediamo anche modelli mass market o comunque di largo consumo".

A rendere il quadro ancora più fosco è lo scenario internazionale. Sullo sfondo di questa vertenza rimane infatti l'incognita dei cinesi. Quella che fino a qualche tempo fa sembrava una trattativa concreta, o quantomeno una suggestione solida per l'ingresso di nuovi partner orientali in grado di portare volumi e respiro produttivo a Cassino, oggi sembra essere completamente evaporata dai radar della multinazionale. Di investimenti o alleanze con la Cina si parla sempre meno, lasciando i lavoratori e l'indotto aggrappati unicamente a un "piano Maserati" tutto da decifrare, con il timore concreto che la fabbrica rimanga semivuota.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente della regione Lazio, Francesco Rocca, che ha spiegato: "Ho sentito nuovamente parlare di Maserati nuovamente per Cassino. Basta con questa storia se non è accompagnata da nuovi modelli e da un rilancio molto forte", ha detto a margine della premiazione dei calciatori del Frosinone per la promozione in seria A. E fa poi sapere che dopo l'incontro con Urso, previsto per lunedì, sicuramente cercherà di incontrare anche i vertici Stellantis: "Cercherò di farmi un quadro chiaro, sperando che, allo stesso tempo, sulla pressione che comunque ha tutto il settore automotive con il Green Deal, vi sia anche un'apertura, un ragionamento più aperto da parte dell'Unione Europea".





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