Politica - L'associazione Futura con Maria Vittoria Andreotti attacca sui rischi per la salute pubblica e sulle responsabilità di chi governa. Bordate arrivano anche da Polidoro, Valente e dai consiglieri Evangelista e Sebastianelli ma il PD difende il Comune parlando di "truffa subita". Interviene anche la Uil: "Siamo preoccupati per la gestione dei fondi del Pnrr"
Il sequestro preventivo della Villa Comunale di Cassino, disposto dall'Autorità Giudiziaria nell'ambito di un'indagine sui lavori di riqualificazione finanziati con i fondi PNRR, ha scatenato un acceso dibattito politico e sociale.
Il provvedimento, scaturito anche dal presunto conferimento nel sottosuolo di circa 6.886 metri cubi di materiali da demolizione considerati inadeguati e pericolosi dal Gip, ha riacceso i riflettori sulla gestione dell'appalto e sulla sicurezza del principale polmone verde del centro cittadino, spingendo diverse sigle e rappresentanti a intervenire duramente.
In prima linea, l'associazione Futura contesta radicalmente la narrazione finora emersa, spostando il focus dell'intera vicenda sulla sicurezza ambientale. La presidente dell'associazione, Maria Vittoria Andreotti, ha espresso parole durissime, evidenziando che "l’Amministrazione comunale ha concentrato l’attenzione sulla presunta truffa ai danni del Comune di Cassino, ma il fulcro della questione non è certo questo. Il tema fondamentale è la tutela della salute pubblica".
Secondo Andreotti, ci si trova davanti a un grave fallimento del controllo pubblico: "Dopo anni di chiusura per realizzare i lavori, dopo aver impiegato un milione e ottocento mila euro di denaro pubblico, ci hanno restituito, per pochi mesi, una Villa incompleta e soprattutto 'potenziale fonte di pericolo per la salute pubblica', come espressamente dichiarato nel comunicato stampa dei nuclei dei Carabinieri interessati nell’operazione". La presidente di Futura ha poi rimarcato come, al di là degli accertamenti giudiziari, rimanga "centrale la responsabilità amministrativa e politica di chi governa la città, che aveva, ancora prima dell’obbligo, il dovere di vigilare, con trasparenza, sull’opera appaltata. È mancato un corretto funzionamento dell’azione amministrativa".
A rincarare la dose sulla mancata trasparenza e sul silenzio delle istituzioni è Paola Polidoro, esponente della piattaforma civica Jammi Cassino, la quale, pur esprimendo sollievo per il mancato coinvolgimento di amministratori comunali tra gli indagati, punta il dito contro l'atteggiamento dei vertici del Comune. "Resta un punto enorme, politico e morale prima ancora che amministrativo", dichiara Polidoro, precisando che "se davvero l’Amministrazione era a conoscenza delle criticità e ha scelto di non parlarne, siamo davanti ad affermazioni gravissime. Il sindaco non è soltanto il capo dell’Amministrazione: è la prima autorità sanitaria e di pubblica sicurezza della città". Polidoro ricorda come in passato chi sollevava dubbi sulla qualità del terreno sia stato liquidato come "polemico e allarmista" e che le richieste di accesso agli atti siano rimaste senza risposta, concludendo che "oggi non basta dire che il Comune è parte lesa. Se il Comune è parte lesa, lo sono prima ancora i cittadini di Cassino. Cassino non ha bisogno di conferenze stampa difensive. Ha bisogno di verità, documenti, responsabilità e rispetto".
Un attacco frontale e senza sconti al Sindaco arriva anche da Lello Valente, che ribalta i ruoli di vittime ed eroi in questa vicenda. "Le vittime sono i cittadini di Cassino che verranno privati di un polmone verde durante la stagione estiva", esordisce Valente, aggiungendo che "le vittime sono anche quegli ambientalisti che da sempre hanno sollevato dubbi fornendo anche prove di un occultamento di materiali e sono stati derisi e sbeffeggiati dal Sindaco. Oggi gli eroi sono quei pochi ambientalisti che pur nella totale avversione del Sindaco hanno da sempre sollevato dubbi sulla gestione dei materiali di scarto, sono loro che hanno sollevato il caso e non altri".
Valente accusa il primo cittadino di incoerenza politica, richiamando i tempi in cui Salera era all'opposizione: "Oggi sequestrano la villa, si sveglia ed assume il ruolo di vittima, ma non dice chi ha nominato i direttori dei lavori coinvolti, non dice cosa ha fatto per verificare le denunce degli ambientalisti. Non ci sono politici inquisiti, meglio così, ma non c’erano nemmeno sulla faccenda del cimitero sulla quale il sindaco ha costruito la sua campagna elettorale. Se è una questione tecnica nella villa era una questione tecnica anche per il cimitero, ma allora il sindaco era opposizione e cavalcò con non poca violenza verbale quel brutto affare". Per Valente rimane una verità innegabile: "Se lo scandalo del cimitero è successo durante la sindacatura di D’Alessandro, oggi lo scandalo della Villa Comunale è sotto la sindacatura di Salera".
Sulla necessità di ottenere risposte immediate insistono anche i consiglieri comunali Giuseppe Sebastianelli e Franco Evangelista, i quali interpellano direttamente l'amministrazione circa la frettolosa inaugurazione dell'area. “La domanda che oggi rivolgiamo al Sindaco di Cassino è semplice, diretta e non più rinviabile", dichiarano i due consiglieri, chiedendo "per quale motivo la Villa Comunale è stata aperta e inaugurata al pubblico, nonostante si fosse a conoscenza della presenza di criticità gravissime nel sottosuolo e della natura dei materiali utilizzati nei lavori?".
Sebastianelli ed Evangelista richiamano le motivazioni del provvedimento del Gip, che parla di una “dissennata gestione di appalto pubblico”, e sottolineano come, secondo le ricostruzioni, l'ente fosse informato della situazione: "Non si tratta di polemica politica, ma di una questione che riguarda direttamente la salute pubblica e la responsabilità amministrativa verso i cittadini, soprattutto verso i più giovani che frequentano quotidianamente la Villa Comunale".
Di segno diametralmente opposto è la lettura offerta dal Partito Democratico di Cassino, che si schiera compatto a difesa dell'operato della giunta, parlando di un'amministrazione colpita ingiustamente. Il Circolo del PD esprime viva preoccupazione per la chiusura dell'area ma evidenzia che "alla luce dell’indagine giudiziaria, è evidente che l’Amministrazione non è indagata, bensì è stata ingannata e frodata".
I democratici difendono l'azione del primo cittadino e dell'assessore Fiorentino, spiegando che "hanno seguito e monitorato costantemente i lavori eseguiti dalla ditta vincitrice dell’appalto, effettuando una serie di verifiche e richiesto continui chiarimenti ai tecnici". Per il PD, che rinnova la fiducia nella Magistratura per una rapida riapertura, si tratta di una "ferita inferta al prestigio e al benessere dell’intera comunità" che richiede senso di responsabilità da parte di tutti per isolare chi compie "atti così sconsiderati" e speculazioni affaristiche a danno dei cittadini.
Infine, la Uil di Frosinone interviene ponendo l'accento sulle gravi ricadute sociali, ambientali e sulla gestione dei cantieri pubblici. Il Segretario Generale Territoriale UIL Frosinone, Alessandro Cirulli, evidenzia il forte impatto sulla cittadinanza affermando che "la vicenda del sequestro della Villa Comunale rappresenta una ferita profonda per la comunità di Cassino. Vedere oggi quell'area sottratta alla cittadinanza, con il timore di gravi problematiche ambientali che richiamano scenari ben più tristi, ci spinge a chiedere che venga fatta immediata chiarezza. Dobbiamo sapere dove mandiamo a giocare i nostri figli". Sul piano della regolarità dei lavori nei cantieri, interviene anche Flavio Fareta, Segretario Generale Territoriale Feneal Uil, auspicando che si tratti di un caso isolato e sottolineando che "episodi del genere non devono accadere: è fondamentale garantire la massima trasparenza nella filiera dei lavori e, soprattutto, che venga effettuata una corretta e più assidua vigilanza nei cantieri dagli organi preposti e dalle committenti".