Frosinone, la "Provincia di Mezzo": tra declino demografico e desertificazione industriale

Opinioni - Dall'emorragia dei giovani alla crisi Stellantis. Tra astensionismo e crisi del lavoro, la sinistra deve dare voce ai comuni isolati e alle aree montane per battere il populismo. L'analisi di Ermisio Mazzocchi sulle disuguaglianze della Ciociaria e la proposta per una rinascita economica e sociale del territorio.

Frosinone, la "Provincia di Mezzo": tra declino demografico e desertificazione industriale
di autore LeggoCassino.it - Pubblicato: 03-01-2026 09:35 - Tempo di lettura 4 minuti

di Ermisio Mazzocchi*

Frosinone può definirsi“Una provincia di mezzo” in quanto non ha territori abbastanza poveri da ricevere aiuti, né abbastanza dinamici da attrarre investimenti e generare possibilità di sviluppo economico e sociale. La Ciociaria è all’83 posto su 107 province per la qualità della vita di livello scarso per lavoro, sanità, scuola, ambiente (fonte Italia Oggi).

La C. I. ha subito un incremento rispetto al 2024 di circa il 75% (fonte Inps). La disoccupazione giovanile è collocata nell’indagine del Sole 24 Ore al 60º posto e al 71º posto per trasformazioni a tempo indeterminato.

In queste condizioni di stallo la sua comunità di 462mila abitanti al 2025 distribuiti su 91 comuni è soggetta a un graduale impoverimento e alla crescita delle disuguaglianze. Sofferenze sociali ed economiche che si manifestano in modo differenziato tra le aree interne del Sorano e della Val Comino, dei Monti Ernici e dei Monti Lepini e i grandi centri urbani di Frosinone e Cassino.

Il deterioramento delle infrastrutture e la crisi che investe la sanità (carenza di personale medico e infermieristico tanto che solo 4 specializzandi sono stati assunti a fronte di un concorso per 25 unità), la scuola e la mobilità sociale si ripercuotono sul tenore di vita dei cittadini, aggravato dalla mancata crescita economica e da uno scarso e fermo mercato del lavoro, precario e povero.

I dati (fonte Cgil) confermano questa condizione considerando che per l’anno 2025 in provincia di Frosinone l’84% dei contratti attivati (4.311) è a tempo determinato. La classifica del Sole 24 Ore per il lavoro assegna alla provincia l’85º posto. Cessazione del rapporto di lavoro di 43.906 unità a fronte di 45.938 assunzioni trainate dai contratti a termine e part-time (fonte Inps). 

Le aree colpite dalla deindustrializzazione e quelle prive di infrastrutture di base non solo non sono attrattive per gli investimenti economici, ma logorano i fondamenti su cui poggiano le relazioni sociali quali la solidarietà, la cooperazione, partecipazione. Fattori, questi, che accompagnati dalla delusione e dalla sfiducia nelle istituzioni, producono l’astensionismo e costituiscono un fertile terreno per le destre populiste e per un sistema antidemocratico.

La crisi economica e il declino demografico – l’Inps rileva per il 2024 un saldo demografico di meno 2.068 persone – diffusi su tutto il territorio di questa provincia, ma non solo di essa, hanno cause che variano da luogo a luogo. In alcuni casi è la distanza dalle scuole, dagli ospedali e dai servizi di base che intacca la qualità della vita, in altri le scarse opportunità economiche e l’impoverimento di tutto il tessuto produttivo fanno la differenza tra territorio e territorio, in altri ancora è l’esodo dei giovani.

Quest’ultimo è un fattore preoccupante se, secondo il Cnel, l’Italia perde 16 milioni di euro all’anno in capitale umano, considerando per il triennio 2022-2024 tale il costo dell’emigrazione netta dei giovani connazionali che scelgono l’estero, in particolare Inghilterra e Germania, per costruire il proprio futuro.

I giovani espatriati per il 2024 sono 155.732, i rimpatri sono 52.508 con un saldo negativo di 103.222. La provincia di Frosinone ha perso circa 20.000 giovani negli ultimi 10 anni e si preparara a perdere circa 4.000 giovani entro il 2030 (fonte Istat). Non assistiamo solo a una sofferenza per la deindustrializzazione ma anche per la “desertificazione” dei piccoli e medi centri, che sono la maggioranza dei comuni della provincia, classificati come montani, i quali oggi con la legge Calderoli saranno ulteriormente colpiti da una recessione economica e sociale.

Mentre per altro verso vi è una concentrazione di popolazione nelle città di Frosinone e Cassino che aumenta il divario crescente tra queste e i piccoli centri, i cui abitanti si sentono abbandonati, isolati e tagliati fuori dalla vita dell’intero Paese. Una marginalizzazione e un declino che producono una inesauribile fonte di risentimenti e che si traducono spesso nel sostegno politico a forze antisistema di stampo populista e nazionalista o nell’astensionismo, oggi al 40%.

“Una provincia di mezzo” declassata e in declino, impoverita, finiti i sostegni della Cassa del Mezzogiorno e la spinta propulsiva della Fiat, senza una prospettiva verso cui indirizzare sforzi e aspettative, rischia di ipotecare il suo futuro e di perdere la speranza di un cambio delle sue precarie condizioni. Il drammatico caso di Stellantis in costante Cassa integrazione non offre nessuna garanzia per una ripresa della produttività comportando solo e unicamente una precaria condizione dei suoi operai e una ricaduta negativa su tutto il territorio.

La risposta a queste criticità non può che venire da quei partiti democratici e progressisti, della sinistra, interessati a opporsi al lento degrado dei territori e capaci di avvalersi di quelle energie, pur presenti in questa provincia, dei lavoratori, dei sindacati, degli imprenditori che sono disponibili a una inversione di rotta. I partiti della sinistra e con una maggiore convinzione il PD devono necessariamente definire i contenuti di una proposta per “la Rinascita” della “Provincia di mezzo” puntando su questi due obiettivi:

Uno: formulare un progetto organico basato su interventi strutturali che deve tener conto dei reali bisogni della gente, rivolto a combattere la fragilità economica, la contrazione del lavoro, la carente qualità della vita, il depauperamento delle risorse del territorio, l’emarginazione delle aree interne e dei paesi montani e le disuguaglianze sociali. L’obiettivo è quello di riequilibrare il rapporto tra lavoro e servizi, superare le disuguaglianze interne alla provincia e valorizzare le risorse esitenti.

Due: suscitare un ampio movimento in modo da coinvolgere vasti segmenti della società e in particolare i ceti medi produttivi per ridare fiducia a tutti i cittadini.

“Una provincia di mezzo” non può rimanere perennemente in questa condizione. Essa ha bisogno di uscire dal tunnel oscuro dell’incertezza e far leva su tutte le forze per ritrovare la luce di un futuro sereno e di benessere.

*L'autore ci ha concesso il suo scritto, pubblicato sulla rivista UnoeTre.it





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