Cronaca - Mentre la circolare del 15 gennaio promette il pugno duro, i dati del Frusinate svelano il paradosso: su 140 richieste di visita fiscale, solo 3 sono state effettuate. Le malattie brevi restano un "porto franco" per i furbetti del certificato.
Il 2026 doveva essere l’anno della "tolleranza zero" contro l’assenteismo tattico. La circolare INPS n. 1 del 15 gennaio ha parlato chiaro: più medici, controlli più capillari e coinvolgimento dei giovani specializzandi per stanare i "furbetti del certificato". Ma se a Roma si firmano circolari, a Cassino e nel Frusinate la matematica restituisce una fotografia ben diversa, fatta di uffici sguarniti e verifiche che restano, nel 98% dei casi, solo sulla carta.
Secondo i dati raccolti dalla nostra redazione in un ente pubblico della Città Martire,emerge un paradosso numerico che svuota di significato la riforma. In un campione significativo di monitoraggio territoriale, a fronte di 140 richieste di visita fiscale richieste dal 1° settembre ad oggi, l'ente previdenziale è riuscito a garantirne soltanto 3.
Un tasso di copertura che sfiora appena il 2%. In pratica, oggi per un lavoratore nel distretto di Cassino, la possibilità di ricevere un controllo domiciliare è statisticamente irrilevante. L’analisi dei pochi casi portati a termine rivela un altro dato interessante: le uniche tre visite effettuate riguardavano dipendenti con prognosi superiori ai 30 giorni.
Questo suggerisce che gli uffici locali, messi alle strette dalla carenza di personale medico, siano costretti a una sorta di "selezione darwiniana" delle pratiche, ignorando sistematicamente le malattie brevi (3-10 giorni), che sono però quelle numericamente più impattanti sulla produttività delle imprese locali.
Al centro dell’inchiesta finisce anche il ruolo dei medici di medicina generale. "C'è una compiacenza diffusa", lamentano alcuni operatori del settore, sottolineando come patologie lievi – come un banale raffreddore – vengano liquidate con certificati di dieci giorni. Senza il contrappeso di un controllo ispettivo dell'INPS, la prognosi del medico curante diventa un atto insindacabile, creando un corto circuito che grava sulle casse dello Stato e sulle aziende.
Cosa cambia con la nuova riforma? L'INPS promette che la musica cambierà grazie all'innesto di: medici specializzandi e corsisti di medicina generale nonché contratti libero-professionali per coprire le zone più scoperte. La domanda che il territorio pone è: queste risorse arriveranno davvero nel Basso Lazio o resteranno confinate nelle grandi aree metropolitane? Per ora, l'esercito dei "controllori" a Cassino sembra essere rimasto in caserma, mentre le aziende e gli enti pubblici continuano a pagare il conto di un sistema che, nei fatti, non riesce a verificare se stesso.
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