Riforma della Giustizia: le ragioni del NO tra separazione delle carriere e incognita sorteggio

Opinioni - Dall'addio all'autogoverno al rischio di una magistratura "inquisitoria": l'analisi critica di Luigi Montanelli sull'indipendenza dei giudici e il nuovo ruolo dell'Alta Corte.

Riforma della Giustizia: le ragioni del NO tra separazione delle carriere e incognita sorteggio
di autore LeggoCassino.it - Pubblicato: 17-02-2026 15:52 - Tempo di lettura 4 minuti

di Luigi Montanelli*

L’ Indipendenza e l’Autonomia della Magistratura dal Potere Politico sono principi democratici irrinunciabili. Nel sistema attuale l’Indipendenza e l’Autonomia si compiono attraverso l’organo di autogoverno della magistratura che è costituito dal Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), formato su base essenzialmente elettiva, competente per la carriera dei magistrati giudicanti (giudici) e dei magistrati requirenti (pubblici ministeri), competente per i procedimenti relativi agli illeciti disciplinari dei magistrati attraverso la Sezione Disciplinare. Il Presidente del C.S.M. è il Presidente della Repubblica.

La Riforma prevede la divisione delle carriere dei magistrati giudicanti e dei magistrati requirenti. 

Votare NO  perché di fatto le due carriere sono già divise in quanto un magistrato può cambiare funzione una sola volta, solo nei primi dieci anni di professione, solo cambiando regione.  Perché attualmente i P.M.  ricevono la stessa formazione dei giudici che è fondata sul principio di “perseguire la verità” e non su quello di “vincere per ottenere un risultato”  Il codice prevede che i P. M. devono innanzi tutto accertare fatti e circostanze favorevoli alla persona sottoposta alle indagini.  I P.M.  sono “imparziali” nel processo.
Con la Riforma i P.M. verrebbero sganciati dalla formazione dei giudici e attraverso una diversa formazione passerebbero dalla cultura del “perseguire la verità per rendere giustizia” a quella “dell’inquisitore, del vincere, del conseguire il risultato”.  Perderebbero la imparzialità in danno delle garanzie dei cittadini.

La Riforma prevede: la costituzione di un C.S.M. per i magistrati giudicanti, la costituzione di un C.S.M. per i magistrati requirenti (P.M., la istituzione di un’Alta Corte per giudicare gli illeciti. Votare NO perché i magistrati, sia giudicanti che requirenti, verrebbero privati del diritto di voto. 

Con la Riforma i magistrati che andrebbero a comporre il C.S.M. non verrebbero eletti dai loro colleghi ma verrebbero estratti a sorte tra i 7.200 giudici esistenti per quanto riguarda il C.S.M. dei giudicanti e tra i 2.200 P.M. per quanto riguarda il C.S.M. dei requirenti.  Quelli estratti a sorte sarebbero poi adatti a governare?

È come se i parlamentari, o una parte di essi, non venissero eletti ma venissero estratti a sorte tra gli elettori. Votare NO perché i componenti “laici” del C.S.M., cioè quelli indicati dal parlamento, verrebbero scelti dai parlamentari e dunque dalla politica. Tra quelli “scelti” verrebbero poi sorteggiati i componenti del C.S.M.  La differenza è evidente. Perché in questo caso il sorteggio non riguarderebbe migliaia di soggetti ma i “pochi” già “prescelti” dai politici perché fedeli a loro. ì

Votare NO   perché la Riforma non stabilisce il numero dei componenti dei due C.S.M.     e non stabilisce le procedure di sorteggio, demanda tali determinazioni a future leggi.  Non si può votare al buio, senza sapere cosa accadrà dopo.          Votare NO    perché i due C.S.M. verrebbero privati della potestà disciplinare in quanto questa passerebbe all’ Alta Corte Disciplinare, istituita per la prima volta dalla Riforma, presieduta da un componente “laico”. Anche in questo caso i componenti “togati” verrebbero estratti a sorte tra i 7.200 giudici e i 2.200 P.M., mentre i componenti “laici” verrebbero indicati dal parlamento e tra questi pochi già scelti dai politici verrebbero poi estratti a sorte i componenti del C.S.M.   Anche in questo caso la differenza è evidente, perché il sorteggio della componente politica    non riguarderebbe migliaia di soggetti ma i pochi prescelti dai politici perché fedeli a loro.

Votare NO perché attualmente le decisioni disciplinari di condanna del C.S.M. possono essere impugnate davanti la Corte di Cassazione. La Riforma stabilisce, invece, che le decisioni di condanna dell’Alta Corte Disciplinare andrebbero impugnate davanti la stessa Alta Corte Disciplinare, presieduta da un componente laico, e cioè davanti a chi ha emesso la sentenza di condanna. La contraddizione (o per meglio dire la 

Votare NO perché la Riforma attribuisce a una futura legge di determinare quali siano gli illeciti disciplinari, quali siano le sanzioni da applicare, quale sia la composizione dei Collegi giudicanti dell’Alta Corte, quali siano le forme del procedimento disciplinare e le norme per il funzionamento dell’Alta Cort . Anche in questo non si può votare al buio, senza sapere cosa accadrà dopo.  

Votare NO. Attualmente la potestà disciplinare appartiene al C.S.M. Il Presidente del C.S.M. è il Presidente della Repubblica. Pur non partecipando solitamente alle attività della sezione disciplinare, il suo ruolo è di garanzia dell’autonomia e della indipendenza della magistratura. Con la sottrazione della potestà disciplinare al C.S.M. e l’attribuzione all’Alta Corte verrebbe leso il ruolo del Capo dello Stato che perderebbe tale sua competenza. Sarebbe un primo passo, silenzioso e opaco, di corrosione   sia dei poteri del Presidente della Repubblica sia della  tutela della autonomia e della  indipendenza della magistratura.

*Relazione illustrata dall'avvocato Luigi Montanelli in occasione della presentazione del Comitato del No al Palazzo della Cultura di Cassino





Articoli Correlati


cookie