Opinioni - Dalla fine del motore termico ai costi di gestione insostenibili: la necessità di risposte concrete oltre i sussidi e la propaganda. Lo stabilimento Stellantis di Cassino paga il conto di una transizione ideologica che favorisce solo la Cina
Le manifestazioni folkloristiche intorno alla ex FIAT denotano tutta l’ipocrisia di una classe politica troppo disattenta ai movimenti europei e troppo attenta alla propria propaganda.
L’auto elettrica con le batterie prodotte in Cina, il messaggio è passato talmente bene che ci si è rivolti direttamente al mercato cinese che costa anche la metà di quelle prodotte in Europa.
Avevamo il know how dell’auto termica ci siamo infilati in un tunnel senza via di uscita nel quale i cinesi avevano un vantaggio competitivo incolmabile e soprattutto la materia prima per produrre batterie.
E non basta chiedere sussidi al Governo perché andrebbero in gran parte a favorire l’acquisto di auto cinesi che ormai stanno inondando il mercato anche con soluzioni da non disprezzare e costi molto contenuti.
Ma non è solo la scelta demenziale del partito socialista europeo a danneggiare l’industria dell’auto, ci sono anche scelte nazionali, come il costo carissimo delle assicurazioni, il costo carissimo della tassa di proprietà, ed il costo ingiustificato di un passaggio di proprietà. Scioperiamo dinanzi ai cancelli dello Stabilimento di Piedimonte San Germano per dire a Stellantis di continuare a pagare gli stipendi degli operai per far produrre auto che non si vendono. Questo è il succo del contendere.
Costi di produzione elevati anche per scelte demenziali del passato e sempre da bussare al citofono della sinistra, che si oppose con forza alla scelta del nucleare, oggi sono anche queste le conseguenze ed allo stesso citofono della sinistra bisogna bussare per chiedere come mai l’intera sinistra incluso il sindacato di riferimento sono stati silenziosi quando la Fiat cambiava casacca per passare di mano ai francesi e fondersi in Stellantis.
Bisogna avere il coraggio di indicare i colpevoli di questo disastro e non limitarsi ad una ipocrita manifestazione di sostegno ai dipendenti della ex Fiat e dell’indotto. Se siamo in queste condizioni queste sono le responsabilità. È tutto un cortocircuito generato da scelte fuori luogo, gli stipendi sono rimasti fermi da anni mentre il costo di una utilitaria è più che raddoppiato e si va alla ricerca di un’auto a costo più basso e si ritorna al mercato cinese ulteriormente penalizzando l’industria ex italiana, che prende dal nostro Stato ma paga le tasse in Olanda.
Nel confermare il sostegno a questi incolpevoli dipendenti cerchiamo di fare proposte concrete per rilanciare l’industria dell’auto nazionale, iniziamo a ritornare alle auto termiche ed a ridurre l’avidità del costruttore per avere costi decenti, bisogna ridurre i costi delle tasse sull’auto e ridurre i costi dei trasferimenti di proprietà, almeno diamo l’idea che abbiamo capito dove sorge il problema per dare un minimo di prospettivo a questi dipendenti perché ad oggi ad essere penalizzati sono solo i dipendenti e lo Stato italiano che paga le ore di cassa integrazione.
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