Referendum, la rivolta della Generazione Z: perché i giovani hanno trascinato il No

Opinioni - Oltre il quesito referendario: il voto di sfiducia nasce dal malessere sociale, tra emancipazione negata, emergenza NEET e la risposta punitiva del Governo

Referendum, la rivolta della Generazione Z: perché i giovani hanno trascinato il No
di autore Angelo Franchitto - Pubblicato: 24-03-2026 12:05 - Tempo di lettura 2 minuti

Il referendum costituzionale sulla giustizia si è concluso con la vittoria del No, che boccia la riforma della separazione delle carriere proposta dal governo Meloni. Secondo i dati definitivi, il No ha prevalso con circa il 54% delle preferenze, e ha registrato anche un'affluenza inaspettatamente alta degli italiani alle urne, vicina al 59%.

Andando ad analizzare meglio i dati, emerge il ruolo decisivo dei giovani. In particolare parliamo della fascia di età tra i 18 e i 34 anni, dove il No ha raggiunto picchi del 61-71%. Dunque, sono stati proprio quelli della Generazione Z a trascinare il risultato nazionale.

Per comprendere meglio questa inaspettata partecipazione giovanile, è il caso di analizzare criticamente quelle che sono state le politiche del governo Meloni rivolte ai più giovani. Prima di tutto i giovani denunciano un divario tra la retorica trionfalistica della destra e la realtà delle ragazze e dei ragazzi italiani.

Si parla di una emancipazione negata con tantissimi giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono ancora con i genitori. Oppure c'è il fenomeno NEET. Qui rientrano tutti i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, e per i quali si riflette la carenza di opportunità concrete.

Infine, è importante evidenziare che non c'è un bel rapporto tra i giovani e il governo anche perché il governo Meloni ha introdotto una serie di politiche punitive attraverso un approccio securitario. Per esempio l'introduzione del decreto anti-rave e di norme penali più rigide per i minori.

I giovani, con il loro voto di sfiducia al referendum, stanno dicendo che vedono un Paese che, anziché investire nel futuro, penalizza le nuove generazioni con le armi della precarietà ed il controllo sociale. L'amo è stato lanciato, adesso chi gli ascolterà?





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