Le guerre sono tutte uguali: riflessione sulle vittime dei conflitti nel mondo

Opinioni - Un richiamo alla memoria storica e alla coscienza collettiva: dal genocidio in Cambogia e in Ruanda fino alle stragi dimenticate in Africa, senza trascurare Gaza e Ucraina. Tutti i morti meritano la stessa attenzione e lo stesso rispetto, senza strumentalizzazioni politiche o silenzi selettivi

Le guerre sono tutte uguali: riflessione sulle vittime dei conflitti nel mondo
di autore Lello Valente - Pubblicato: 18-09-2025 16:58 - Tempo di lettura 3 minuti

Compete ai Governi esprimere posizioni su eventi internazionali ma alla coscienza individuale non è fatto divieto di esprimere le proprie emozioni, compiacimento o sdegno.

Provengo dalla storia di un Partito, la Democrazia Cristiana, che ha fatto della pace e della libertà due colonne portanti della propria esistenza, senza pace non ci può essere libertà.

Durante tutta la Prima repubblica mai un solo soldato italiano è andato all’estero a sparare un solo colpo di fucile, doveva arrivare il Governo del comunista D’Alema per mandare i nostri piloti a bombardare la Serbia. Oggi sembra che i morti meritino una diversa considerazione, quelli di Gaza sono più morti di quelli dell’Ucraina, o del Mali, o della Somalia.

Assistere impunemente a bambini che vengono uccisi non può trovare parole che manifestino tutto lo sdegno possibile, che è sempre lo stesso che i morti siano ucraini o palestinesi, che siano somali o del Mali o di qualsiasi altra parte del mondo, e non importa se questi morti avvengano per una guerra dichiarata, in alcuni regimi  le uccisioni sono all’ordine del giorno ma nessuno si indigna, nessuno veleggia verso quei Paesi, come se non fossero morti anche quelli. Alla fine degli anni settanta  in Cambogia i Khmer Rossi guidati dal comunista Pol Pot entrarono nella capitale Phnom Penh il 17 aprile 1975, dando il via a un regime di stampo comunista e a un processo di epurazione che causò oltre 1.500.000 morti. Nessuno veleggiò verso la Cambogia.

Nel 1994 si compie in Ruanda il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati, per mano dell’esercito regolare e degli interahamwe, milizie paramilitari. Il movente ideologico fondamentale è l’odio razziale verso la minoranza tutsi. Furono ammazzati circa un milione di persone. Nessuno veleggiò verso il Ruanda. Lo sterminio degli Herero e dei Nama in Namibia, ed il genocidio ancora oggi nel Mali, dimenticato da tutti, ed anche in questo caso nessuno veleggia verso il Mali. Ed ancora in Burkina faso la pulizia etnica è la vita quotidiana.

I gruppi jihadisti africani, hanno fatto strage a Mafa in Nigeria (1 settembre), Barsalogho in Burkina Faso (24 agosto) e Mogadiscio, capitale della Somalia (il 2 agosto). I governi locali non sanno far fronte al terrorismo. E nessuno veleggia verso l’Africa. 

Le guerre sono tutte uguali, fanno morti e feriti e le bombe non si fermano davanti al volto di un bambino, per questo motivo le guerre sono identiche e vanno considerate tutte allo stesso modo. Strumentalizzare politicamente solo i morti palestinesi è il segnale di una politica che ha perso tutta la propria credibilità.
La sinistra nazionale ed europea veleggi pure verso la Palestina ma non dimentichi i bambini morti in tutte le altre parti del mondo: anche loro meritano la nostra attenzione.





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