Scuola e Università - Sono in costante aumento le segnalazioni di una standardizzazione della prova orale dell'Esame di Stato, con domande effettuate dalle commissioni spesso ripetitive. Di fatto sembra di assistere a un abbassamento dell'orizzonte d'attesa dei docenti, con una preparazione media degli studenti che va sempre più a picco
Terminato ormai il periodo degli Esami di Stato, un coro quasi unanime da parte dei commissari d'esame emerge per segnalare una preoccupante monotonia nelle prove orali. Infatti, in molti casi, le domande che sono state fatte dai docenti sono risultate ai più come ripetitive e noiose. Delle interrogazioni monotone che sollevano interrogativi sulla qualità dell'approfondimento raggiunto dagli studenti.
Secondo alcuni tra gli addetti ai lavori, il fenomeno può essere imputato a un abbassamento dell'orizzonte d'attesa dei docenti. In altre parole, se le domande poste non vanno oltre la superficie delle conoscenze, è inevitabile che le risposte degli studenti siano piatte e tutte uguali. I maturandi si sono mossi su contenuti standardizzati e spesso mnemonici. Forse, bisognerebbe spingere più perché si pongano quesiti in grado di stimolare un pensiero critico e una rielaborazione personale da parte dello studente interrogato. Altrimenti, come commenta il professor Tommaso Di Brango scrivendo un suo pensiero in un post su Facebook: "ci si ritrova ad ascoltare sempre la stessa pappardella".
Certamente, questa tendenza a non approfondire, che sembra caratterizzare gli esami da qualche tempo a questa parte, merita un'attenta riflessione. Bisogna cercare di capire cosa spinge i docenti a limitare la profondità delle proprie indagini durante l'esame orale. Forse, uno dei motivi sta nella pressione dei tempi, o per la necessità di valutare un numero elevato di studenti, o ancora possiamo pensare ad un cambiamento nel modo di studiare e di prepararsi degli studenti di queste ultime generazioni. Tuttavia, riuscire a comprendere le radici di questo fenomeno è cruciale se si vuole tentare di rivitalizzare l'esame orale e farne un vero momento di verifica delle competenze e del pensiero critico degli studenti, piuttosto che limitarsi a un momento di semplice ripetizione di nozioni.
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