Cassino, si riapre il "caso feccia": Fontana e Petrarcone tornano a processo

Cronaca - Il ricorso del PM Mattei ribalta il proscioglimento del GIP: l'ex consigliere risponde di istigazione alla corruzione, mentre l'ex sindaco è accusato di favoreggiamento. A giudizio anche Tanzi, Argentino e Pirollo

Cassino, si riapre il "caso feccia": Fontana e Petrarcone tornano a processo
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 19-05-2026 20:21 - Tempo di lettura 2 minuti

A ormai sei anni di distanza, il "caso feccia" si riapre clamorosamente. Quella che sembrava una pagina giudiziaria ormai archiviata si arricchisce di un nuovo e inatteso capitolo dopo il ricorso in appello presentato dal Pubblico Ministero Mattei, che ha contestato e ribaltato il precedente proscioglimento disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cassino. Alcuni ex amministratori della città martire dovranno quindi presentarsi nuovamente davanti ai giudici, ma con posizioni e responsabilità ben distinte all'interno del quadro accusatorio.

Al centro del processo per l'ipotesi di reato di istigazione alla corruzione figurano l'ex consigliere comunale e imprenditore Salvatore Fontana, affiancato nella medesima contestazione da Gabriele Tanzi e Gianni Argentino. Di tutt'altro tenore è invece la posizione dell'ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone, chiamato a difendersi dall'accusa di favoreggiamento personale insieme a Bernardo Pirollo, con l'ipotesi per entrambi di aver aiutato a eludere le investigazioni della Procura.

La complessa vicenda affonda le sue radici nel dicembre del 2020, in un clima reso già rovente dalle polemiche sulle presunte irregolarità elettorali. Durante una seduta pubblica del Consiglio comunale, l'attuale sindaco Enzo Salera aveva sollevato un polverone mediatico denunciando apertamente i tentativi da parte di alcuni soggetti di avvicinare i consiglieri di maggioranza.

L'obiettivo, secondo la denuncia di Salera, era quello di spingerli a formare un gruppo autonomo per mettere sotto scacco l'amministrazione, dando il via alle formali indagini della magistratura.

Secondo l'impianto accusatorio della Procura, Salvatore Fontana avrebbe esercitato pesanti pressioni sul consigliere del Partito Democratico Tommaso Marrocco. L'ipotesi degli inquirenti parla dell'offerta di somme di denaro per agevolare una società operante nel settore dell'efficientamento energetico, accompagnata dalla minaccia di denunce legate a un presunto voto di scambio. In questo contesto si inseriscono anche i ruoli di Petrarcone e Pirollo, i quali - secondo l'accusa - avrebbero agito successivamente  aiutando gli indgati ad eludelre le investigazioni della Procura

In un primo momento, la difesa di Fontana, curata dagli avvocati Umberto Pappadia e Sandro Salera, aveva incassato con soddisfazione la decisione del GIP di Cassino, che aveva smontato l'intero teorema della Procura prosciogliendo tutti gli indagati e ordinando la trasmissione degli atti per verificare l'ipotesi di calunnia a carico dello stesso Marrocco. Il ricorso del PM Mattei cancella però quel verdetto iniziale e rimette tutto in discussione: la Corte d’appello di Roma ha disposto il rinvio a giudizio per tutti. Argentino, Tanzi e Fontana dovranno difendersi dall’accusa di istigazione alla corruzione. Pirollo e Petrarcone da quella di favoreggiamento personale perché - secondo l’impianto accusatorio - avrebbero riferito il contenuto di una escussione testimoniale. Si va in aula il prossimo 15 settembre, il "caso feccia" torna dunque a riaprirsi.





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