Cronaca - Sul posto i Vigili del Fuoco che hanno domato le fiamme. L’AVIS, insieme alle altre realtà associative che abitavano quel perimetro, si ritrova improvvisamente senza un tetto
I vigili del fuoco non parlano quasi mai mentre lavorano, e questa mattina a Frosinone non hanno fatto eccezione. Si muovevano tra le stanze annerite nel terzo piano dell’ex ospedale con la precisione metodica degli uomini abituati a misurare il pericolo un respiro alla volta, sotto il peso dei loro giacconi pesanti che odoravano di gomma bruciata e schiuma chimica. Quando l’ultimo focolaio è stato domato, uno di loro si è tolto il casco, lasciando visibile una riga di sudore pulito sulla fronte coperta di fuliggine. Ha guardato l’edificio. La struttura era salva, ma l’aria era densa di quel fumo grigio e acre che si attacca alla gola e non se ne va per giorni.
Poco più in là, sul marciapiede opposto di viale della Libertà, un folto gruppo di persone osservava la scena in silenzio, con le braccia conserte, uniti da quel genere di intimità improvvisa che solo la paura sa creare. Nei loro occhi non c’era solo lo spavento per le fiamme che avevano minacciato l’edificio, ma qualcosa di più profondo, una ferita alla memoria collettiva. Quel vecchio ospedale, per decenni, era stato il luogo dove la gente della provincia nasceva o si curava; negli ultimi anni, invece, era diventato,tra l’altro, un luogo di incontro cardine per il terzo settore.
La facciata è rimasta in piedi, ma dietro quelle finestre annerite c’era la sede provinciale dell’AVIS provinciale e di altre realtà del territorio. E l’AVIS, da queste parti, non è un acronimo su un foglio di carta. È il luogo dove la solidarietà smette di essere una parola astratta e diventa un gesto concreto, misurato in sacche di sangue, in tempo regalato, in protezione per chi non ha nient’altro. È la spina dorsale invisibile di una comunità che, all’improvviso, si è ritrovata a guardare il soffitto bruciato del proprio rifugio.
Ma se l’acqua ha spento il fuoco, ora si apre la partita più complessa, quella che si gioca sul terreno della politica locale. L’AVIS, insieme alle altre realtà associative che abitavano quel perimetro, si ritrova improvvisamente senza un tetto. E la solidarietà, per quanto nobile e astratta, ha bisogno di uffici, di stanze idonee, di porte che si aprono ogni mattina.
Se l’accertamento delle responsabilità sulla causa, di quanto avvenuto oggi, seguirà l’iter necessario e previsto dagli inquirenti, sul piano politico l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Riccardo mastrangeli è chiamata a un immediato saggio di prontezza; una risposta rapida che, d’altronde, rientra negli standard di efficienza burocratica a cui l’attuale amministrazione ha abituato la cittadinanza, fondamentale per ridare slancio e operatività alle forze del terzo settore presenti nell’edificio.
L’amministrazione comunale è chiamata ad avere gli stessi tempi di reazione dei pompieri. Il Comune deve muoversi con la stessa rapidità dell’emergenza: trovare una nuova casa a chi, per mestiere volontario, si occupa di proteggere gli altri. La fiammata è stata domata, ma la vera efficienza di una città si misura da come sa ricostruire ciò che il fuoco ha tentato di portargli via.
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