Economia - Dalla ceramica alle automobili, la riconversione ufficializzata ad agosto del 2025 procede a rilento tra ritardi burocratici e incognite sulla futura vocazione dello stabilimento. Parte la formazione dei circa 65 lavoratori, ma la Filctem Cgil avverte: "DR Automobiles non potrà colmare il vuoto industriale e occupazionale che Stellantis sta lasciando in provincia di Frosinone"
Era stato presentato come un progetto capace di rilanciare lo stabilimento di Anagni e di aprire una nuova stagione industriale per l’intera provincia di Frosinone. A distanza di oltre un anno dall’annuncio ufficiale, però, il piano di DR Automobiles per l’ex Saxa Gres non è ancora entrato pienamente nella sua fase operativa.
L’accordo era stato comunicato l’8 agosto 2025, al termine del tavolo convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il Gruppo Saxa aveva annunciato la vendita delle attività dello stabilimento di Anagni a DR Automobiles, azienda molisana attiva nel settore automobilistico.
L’operazione aveva portato alla nascita di Jarama Srl, società controllata al 100% da DR Automobiles e incaricata di ristrutturare il sito per destinarlo all’assemblaggio di autovetture. Contestualmente, tutti i 67 lavoratori di Saxa Gres Anagni erano stati trasferiti alla nuova società attraverso la cessione del ramo d’azienda. Nel progetto era stata prospettata anche la possibilità di ulteriori assunzioni.
A oggi, tuttavia, l’assemblaggio delle autovetture non è ancora cominciato. Il progetto viene confermato, ma avrebbe accumulato ritardi rispetto alle tempistiche inizialmente ipotizzate. A pesare sarebbero soprattutto le questioni burocratiche riguardanti il rilascio degli immobili da parte di Saxa e la necessità di completare alcuni interventi all’interno dell’area industriale.
A fare il punto è Sandro Chiaralitti, segretario regionale della Filctem Cgil. «Quello di DR è un progetto ancora da comprendere pienamente. L’insediamento viene confermato, ma resta da chiarire se il sito di Anagni diventerà un hub commerciale oppure manterrà una vera vocazione produttiva e di assemblaggio», spiega il sindacalista.
Uno dei nodi principali riguarda la linea di montaggio degli impianti Gpl, che sarebbe condizionata dalla permanenza del progetto per la realizzazione del biodigestore nell’area adiacente alla fabbrica ex Saxa Gres. «Il lancio di nuovi marchi e nuovi modelli rappresenta oggi il fulcro della strategia di DR – prosegue Chiaralitti – e l’insediamento di Anagni costituisce un asset dal quale partire, soprattutto per le produzioni destinate al mercato spagnolo. La Filctem, tuttavia, registra un ritardo complessivo nelle operazioni di rilancio del sito, derivante principalmente dalle questioni burocratiche relative al rilascio degli immobili da parte di Saxa».
Un primo passo concreto, intanto, riguarda la formazione professionale. I lavoratori dovranno acquisire competenze completamente diverse rispetto a quelle utilizzate in precedenza nella produzione di gres porcellanato. «Sta partendo la formazione del personale, che sarà progressivamente distaccato nello stabilimento di Macchia d’Isernia per svolgere periodi di formazione direttamente sul lavoro. Auspichiamo, però, un’accelerazione dell’intera operazione, che coinvolge circa 65 lavoratori», afferma il segretario regionale della Filctem.
Resta da definire la configurazione definitiva dello stabilimento di Anagni. Il progetto originario prevedeva non soltanto la creazione di un polo logistico e commerciale, ma anche l’avvio di una vera attività di assemblaggio. È proprio su questo punto che si concentrano le maggiori preoccupazioni delle organizzazioni sindacali.
La vertenza assume un’importanza ancora maggiore alla luce della pesante crisi che sta attraversando il settore automobilistico in provincia di Frosinone, con lo stabilimento Stellantis di Cassino e l’intera filiera della componentistica alle prese con un progressivo ridimensionamento produttivo e occupazionale.
«Sarà una sfida che, come territorio, dobbiamo assolutamente vincere, anche per provare a dare una risposta al deserto industriale che Stellantis sta lasciando in questa provincia. La Filctem, che ha la titolarità contrattuale di buona parte del settore della componentistica, denuncia da tempo una continua e lenta perdita di occupazione», sottolinea Chiaralitti.
Il sindacalista rivolge poi una critica a quelle organizzazioni che, negli anni passati, hanno sottoscritto accordi per la gestione degli esuberi senza pretendere garanzie sufficienti sul futuro industriale degli stabilimenti.
«Se oggi qualcuno si è accorto che Stellantis sta smantellando l’industria automobilistica in Italia, deve anche ammettere che, quando ha sottoscritto accordi per gestire gli esuberi, di fatto ha fornito all’azienda gli strumenti per licenziare. Oggi si grida allo scandalo, ma il ruolo del sindacato è quello di pretendere un piano industriale nel momento in cui si firmano accordi di questo genere, non di reclamarlo a posteriori».
Il progetto DR Automobiles, chiarisce però Chiaralitti, non può essere considerato la soluzione alla crisi dell’automotive provinciale né potrà compensare le conseguenze del ridimensionamento di Stellantis.
«La risposta al vuoto lasciato da Stellantis non potrà certamente essere rappresentata soltanto da DR Automobiles, che non avrà la capacità di assorbire tutta l’occupazione perduta. Questa operazione, però, dimostra la capacità del sindacato di elaborare una strategia per provare almeno a far ripartire una fabbrica di ceramica chiusa, trasformandola in uno stabilimento che parlerà il linguaggio dell’automotive».
Il progetto, dunque, resta in piedi e la partenza della formazione rappresenta un primo segnale concreto. I ritardi, però, sono ormai evidenti e rimangono da sciogliere questioni decisive: il completamento degli adempimenti burocratici, la definizione della destinazione produttiva del sito e l’effettivo avvio delle linee di assemblaggio.
Per i lavoratori e per l’intero territorio la vera sfida sarà trasformare l’annuncio dell’agosto 2025 in una realtà industriale stabile, evitando che lo stabilimento di Anagni venga ridimensionato a un semplice hub commerciale e logistico.