Economia - Andrea Di Traglia, segretario provinciale della Fiom-Cgil, sollecita chiarezza sui nuovi modelli, sulle trattative con eventuali partner e sulla tenuta dell’indotto: "Come si arriverà al 2028? Aziende e lavoratori rischiano di non reggere"
"Le iniziative avviate dalle Regioni per ottenere un nuovo pacchetto europeo a sostegno del settore automotive rappresentano un passaggio importante, ma non risolvono l’emergenza immediata dello stabilimento Stellantis di Cassino e dell’intera filiera produttiva del territorio". A sostenerlo è Andrea Di Traglia, segretario provinciale della Fiom-Cgil, che richiama l’attenzione soprattutto sui tempi necessari affinché gli eventuali finanziamenti producano effetti concreti.
Il pacchetto di fondi allo studio dovrebbe infatti entrare pienamente in vigore soltanto verso la fine del 2027, mentre, sulla base delle dichiarazioni di Stellantis, i primi nuovi modelli destinati agli stabilimenti italiani non arriverebbero prima del 2028 inoltrato.
"Il punto è esattamente questo – afferma Di Traglia –: come si arriva a quella data? E cosa accadrà nel frattempo alle aziende dell’indotto e della componentistica, come Ma, Lear, Tiberina e Denso, oltre a tutte le imprese che si occupano di mense, pulizie e servizi?".
Le richieste avanzate dalle Regioni durante gli incontri che si sono svolti a Bruxelles dal 7 al 9 settembre vanno nella direzione della definizione, entro dicembre, di un pacchetto europeo dedicato al comparto automotive. Tra i punti principali figurano la revisione degli aiuti di Stato, nuovi finanziamenti per l’innovazione tecnologica, la semplificazione delle regole, il sostegno alle piccole e medie imprese e il supporto alle aziende intenzionate a riconvertire la propria produzione.
Nel documento viene inoltre proposta la revisione di un fondo specifico per l’automotive, con un ruolo centrale affidato alle Regioni. L’iniziativa è stata presentata unitariamente dai territori nei quali è maggiormente presente l’industria automobilistica. Per la Fiom-Cgil, tuttavia, resta ancora irrisolto il nodo principale: il futuro concreto degli stabilimenti e, in particolare, quello del Cassino Plant.
"Non c’è ancora un avanzamento sulle condizioni nelle quali si trova lo stabilimento di Cassino e sullo stato delle trattative – sottolinea Di Traglia –. È questo il punto vero sul quale continuiamo a chiedere risposte. Le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, secondo il sindacato non sarebbero sufficienti a chiarire le prospettive industriali del sito.
"Stellantis sostiene di avere già un piano per Alfa Romeo e di avere tracciato il futuro del marchio. Ma il problema sta proprio qui: c’è stato un fermo non soltanto produttivo, ma anche delle trattative". La Fiom ricorda come già in occasione dello sciopero del 20 marzo fosse stato chiesto di anticipare il confronto sul futuro industriale dello stabilimento. Il nuovo piano globale del gruppo, però, sarebbe stato rinviato a dicembre.
2Siamo a settembre e ancora non siamo nelle condizioni di capire se questo stabilimento avrà un futuro vero – prosegue il segretario provinciale –. Non sappiamo quale sarà il piano legato a Maserati, quale rapporto verrà costruito tra Cassino e Modena e quali saranno esattamente i modelli assegnati al sito".
Tra le questioni sollevate dal sindacato c’è anche lo stato delle interlocuzioni con eventuali partner industriali, compresi possibili investitori cinesi. 2Chiediamo di conoscere con chiarezza lo stato delle trattative con eventuali partner e se esistano ancora interlocuzioni concrete2, afferma Di Traglia.
La Fiom-Cgil chiede inoltre spiegazioni sulla destinazione di alcuni spazi interni allo stabilimento, a partire dalla palazzina degli uffici e dai locali della sala medica. "Le istituzioni avevano assicurato che questi ambienti non sarebbero stati oggetto di parcellizzazione, smembramento o destinazioni differenti da quelle produttive. A noi risulta, invece, che Stellantis stia procedendo esattamente nella direzione opposta. È necessario chiarire immediatamente cosa sta accadendo".
Il sindacato rivendica investimenti nelle nuove tecnologie, nella ricerca e nello sviluppo, nell’ibridizzazione e nell’elettrificazione, ma chiede anche modelli aggiuntivi e non semplicemente sostitutivi di quelli già prodotti. "Servono vetture di segmento inferiore, destinate al mercato di massa, che possano ridare volumi allo stabilimento. Solo così sarà possibile garantire un futuro all’intera filiera produttiva".
La preoccupazione riguarda soprattutto le aziende dell’indotto e della componentistica, già sottoposte a una forte pressione a causa del drastico calo dei livelli produttivi del Cassino Plant. "Dicembre rappresenta un tempo lunghissimo – conclude Di Traglia –. Il problema dell’indotto e della componentistica continua a persistere e molte aziende rischiano di non reggere il contraccolpo. Il tempo sta scadendo. Stellantis deve dichiarare una volta per tutte quale sarà il futuro dello stabilimento di Cassino e spiegare concretamente come intende realizzarlo".