Economia - Mentre l’azienda sposta modelli vecchi su nuove linee, i rappresentanti dei lavoratori denunciano la fine degli ammortizzatori sociali ad aprile e lanciano l'allarme per una crisi sociale senza precedenti: domani il presidio al MIMIT. Per il piano industriale Filosa fa sapere che bisognerà attendere il 21 maggio. I sindacati: "Il 2026 sarà peggio del 2025"
Mentre alcune narrazioni di inizio anno tentano di dipingere scenari di ripartenza e scorgere improbabili "schiarite" all'orizzonte dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano, la realtà dei fatti e le voci che filtrano dai cancelli raccontano una storia di profonda incertezza. Non c'è ottimismo tra le tute blu, né tra i rappresentanti sindacali che vivono quotidianamente il declino di quello che un tempo era il "motore" dell’economia locale. La sensazione dominante non è quella di una rinascita, ma di uno smantellamento silenzioso.
A smentire con forza le voci su presunte novità positive nel breve termine è Mirko Marsella, segretario della Fim-Cisl. Secondo il sindacalista, la notizia della creazione di una nuova linea produttiva specifica per Maserati non deve trarre in inganno: si tratterebbe semplicemente di uno spostamento del Grecale, un modello che lo stabilimento produce già da anni, su una linea dedicata.
"Non è una vettura nuova, è il Grecale che già produciamo", chiarisce Marsella, sottolineando che a livello di volumi e di giornate di cassa integrazione questa operazione non cambierà assolutamente nulla. Nonostante le indiscrezioni parlino di una partenza a settembre 2026, Marsella frena gli entusiasmi: "Magari fosse il 2026, ma la proiezione per nuovi modelli reali come il Levante resta ferma al 2028". Per il sindacalista, il 2026 si preannuncia addirittura peggiore del già disastroso 2025.
Sulla stessa lunghezza d'onda Andrea Di Traglia, segretario della Fiom Cgil, che pone l'accento su una data di scadenza che terrorizza i lavoratori: il 26 aprile 2026. "Al 26 aprile - dice - finiscono gli ammortizzatori sociali e non abbiamo lo straccio di una proiezione futura", afferma Di Traglia.
Il sindacalista denuncia una totale mancanza di responsabilità da parte di Stellantis verso i siti italiani: "Gli investimenti ci sono e come se ci sono, ma non in Italia". Anche Di Traglia conferma che per le nuove Giulia e Stelvio, anche in versione ibrida, i tempi sono lunghissimi e proiettati verso il 2028.
La gravità del momento è ribadita da Gennaro D'Avino (Uilm), che parla apertamente di una "crisi sociale" che sta ormai travolgendo non solo la fabbrica ma l'intero indotto del territorio. I numeri confermano l'allarme: gli impianti funzionano appena al 35% della loro capacità: "Bisogna intervenire subito, non si può più attendere" chiosa il segretario provinciale della Uilm.
A testimoniare lo stato di sofferenza immediata è il nuovo calendario di fermi produttivi annunciati in mattinata: domani, 30 gennaio, i reparti Lastratura e Verniciatura saranno fermi, seguiti da un blocco quasi totale dell'intero plant dal 2 al 6 febbraio 2026.
Mentre l'azienda rimanda ogni dettaglio strategico al 21 maggio 2026, data dell'Investor Day ad Auburn Hills (USA), i lavoratori non possono più aspettare. Domani, 30 gennaio, in concomitanza con il tavolo nazionale dell'automotive presso il MIMIT, una delegazione di operai di Cassino sarà in presidio a Roma. La richiesta è perentoria: serve un piano industriale nazionale serio e garanzie per il dopo-aprile, prima che il declino diventi irreversibile.
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