Stellantis, i sindaci si ribellano: "Impegni traditi, ora un vertice o sarà mobilitazione"

Economia - L'allarme dei primi cittadini del Lazio meridionale: chiesto un confronto urgente con i vertici del Gruppo e un piano del Governo per salvare i lavoratori dell’indotto e prevenire lo sfacelo sociale. Lunedì l'incontro con i sindacati per blindare l'indotto e portare una voce sola al Ministero l'11 marzo. Il monito del presidente Salera: "Anche il Governo deve fare la sua parte"

Stellantis, i sindaci si ribellano: "Impegni traditi, ora un vertice o sarà mobilitazione"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 24-02-2026 10:21 - Tempo di lettura 2 minuti

Adesso i sindaci vanno in pressing direttamente sulla dirigenza Stellantis: chiedono un vertice urgente per avere chiarimenti in merito al futuro di Cassino Plant e dell’indotto. Il clima che si respirava ieri pomeriggio nella Sala Restagno del Comune di Cassino non era quello delle solite riunioni istituzionali, ma quello di un territorio che sente scivolare via il proprio futuro industriale.

Attorno al tavolo, convocati dal sindaco Enzo Salera nella sua veste di presidente della Consulta, si sono ritrovati circa quindici primi cittadini del comprensorio, tutti uniti da una preoccupazione che ormai tocca ogni campanile del Lazio meridionale. 

Al centro del dibattito c’è il destino di quegli oltre cento lavoratori di aziende come Trasnova, Tecknoservice e Logitech, nomi che per molti rappresentano solo sigle dell'indotto, ma che per il Cassinate significano famiglie che oggi vedono lo spettro del licenziamento farsi concreto.

L’obiettivo della Consulta è chiaro: non si può più restare a guardare mentre gli impegni presi da Stellantis nel dicembre 2024 sembrano svanire nel nulla. Salera ha parlato con fermezza, sottolineando come la promessa di nuovi modelli per lo stabilimento di Piedimonte San Germano sia rimasta, a oggi, una lettera morta che alimenta un clima di "terrore economico" tra gli operai e le loro famiglie. 

Per questo, i sindaci hanno deciso di muoversi su due binari paralleli ma urgenti: pretendere un confronto immediato con i vertici dell'azienda e incontrare già lunedì prossimo i sindacati per fare fronte comune. L'idea è quella di arrivare all'appuntamento al Ministero dell'11 marzo con una voce sola, capace di scuotere un Governo che finora è apparso troppo distante dalle reali necessità del territorio.

Ma il grido d'allarme più accorato di Salera ha riguardato il rischio di uno sfacelo sociale che colpirebbe direttamente i municipi. Quando viene meno il lavoro e finisce il sostegno al reddito, l'ultima spiaggia per i cittadini restano i servizi sociali dei Comuni, strutture che però non hanno le risorse per reggere un’ondata di povertà di queste proporzioni.

Da qui nasce la proposta, lanciata con forza dal sindaco di Cassino, di coinvolgere il Governo nazionale in un piano straordinario di riassorbimento: utilizzare queste maestranze qualificate per la manutenzione e la sicurezza del territori, perché senza un intervento concreto che trasformi la crisi in un'opportunità di pubblica utilità, il rischio è quello di assistere impotenti al declino di un intero sistema produttivo che per decenni è stato il motore della regione.

Forte preoccupazione è stata espressa anche dal sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, che ha spiegato come sia necessario mettere in campo un’azione congiunta anche con i sindacati che per la prima volta, martedì prossimo, 3 marzo, si incontreranno per mettere in campo strategie volte a frenare l’emorragia di posti di lavoro. 

Decisa la presa di posizione anche del sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco: “È fondamentale che attraverso questi passaggi istituzionali si arrivi a comprendere finalmente quale è l'intenzione dell'azienda rispetto al sito produttivo di Piedimonte San Germano. Quali progetti e quali produzioni sono previste, se ci sono perché al momento è proprio questa mancanza di chiarezza a rendere tutte le azioni da mettere in campo estremamente complicate".

"Va non solo affrontata la crisi dell'automotive e tutte le sue drammatiche conseguenze sull'indotto, ma va anche elaborato un nuovo progetto di territorio del Basso Lazio che metta insieme produzione, lavoro, mobilità e nel quale un ruolo determinante e attivo debbono recitarlo le istituzioni, le forze sociali e quelle produttive produttive. Serve una mobilitazione generale".


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