Beatrice Vio: quando la motivazione supera tutto e tutti

Beatrice Vio: quando la motivazione supera tutto e tutti

RUBRICHE - Torna l'appuntamento domenicale con Centrifugamente Vanessa e il ritratto di "Bebe" che ad adosto ha vinto l’oro nel fioretto. Se si vuole si può far tutto, che lei possa essere un esempio per tutti noi

Quest’oggi torno a parlare di donne, addentrandomi in ambito sportivo ed esplorando una disciplina che mi ha sempre affascinata, soprattutto per l’eleganza dei movimenti, nonostante questi ultimi siano eseguiti con un’arma in mano: la Scherma. La parola stessa ha un equivalente nel longobardo “skirmjan” che significa proteggere/coprire, non a caso la disciplina stessa ha come principio cardine quello di porre l’arma come difesa fra sé e l’avversario. Dal punto di vista storico le prime tracce di questo sport risalgono agli antichi egizi, che facevano lottare gli schiavi con dei lunghi bastoni usando tecniche simili a quelle attuali.

Per quanto riguarda l’eleganza dei movimenti, invece, è stato detto da esperti e da cultori dello sport che questa disciplina è quella che, più di tutte, si avvicina alla danza: dunque è di un’eleganza innata! Tornando a noi, dopo questa breve introduzione (necessaria per presentare la Scherma), vorrei parlare di una campionessa eccezionale che noi conosciamo con il nome Bebe Vio. Oltre all’ammirazione che provo verso questa ragazza come atleta, la mia stima per Beatrice (spero mi venga perdonata la confidenza, tanta è l’emozione) è tale principalmente per la donna che è, donna con la D maiuscola. Brevemente vi racconto la sua storia:

-Nata a Venezia, ma cresciuta a Mogliano Veneto, è seconda di tre fratelli; pratica scherma fin dall'età di cinque anni e mezzo. A fine 2008, all'età di 11 anni, è colpita da una meningite fulminante che le causa un'estesa infezione, con annessa necrosi ad avambracci e gambe, per cui si rende necessaria l’amputazione. Da allora la sua vita cambia e, una volta fuori dall’ospedale, decide di reagire...ecco una parte di una delle sue interviste:

Quando sono uscita dall’ospedale mi ha fatto strano che tutte le persone andando in giro mi guardavano: «Oddio, chi è questa? Cosa ha fatto?», eccetera eccetera. In realtà non mi ha mai dato fastidio, perché penso che una persona se ti guarda sia per curiosità, perché non è una cosa strana, è una cosa diversa, anzi adesso apprezzo ancora di più una persona che mi guarda e spesso, quando qualcuno mi guarda, vado lì e gli spiego come funzionano le mani. Dico: «Guarda…». […] Una volta che glielo spieghi non solo si divertono, anzi poi ti rubano le mani e iniziano a giocarci. Infatti in classe mia è un macello, sto più tempo senza mani che con, perché quando c’è qualcuno che si annoia mi chiama da dietro: «Bebe, passami la mano che mi diverto».

E quindi alla fine diventa una rottura di balle. Io non conoscevo nessuno di tutto il mondo paralimpico della scherma, non conoscevo veramente nessuno, solo quelli in piedi. E quindi quando ho riniziato, ho conosciuto tutto questo mondo fantastico, che tutti pensano che siano dei disabili e vedono i disabili come degli sfigati, ma in realtà non capiscono. Poi, quando le porti nel mondo paralimpico, le persone si innamorano ancora di più dello sport, secondo me, perché capiscono come devi farti un mazzo tanto di più per riuscire a fare una cosa che magari in piedi sembra semplice.”

Questa estate, precisamente ad agosto, Bebe ha vinto l’oro nel fioretto. Se si vuole si può far tutto, che lei possa essere un esempio per tutti noi. Sempre a testa alta, chapeau donna meravigliosa!





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