Covid, terza dose già in autunno. O forse no

Covid, terza dose già in autunno. O forse no

RUBRICHE - Le case farmaceutiche americane spingono per i nuovi richiami ma un monito arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità: secondo l’Oms sarebbe più auspicabile sostenere i paesi in difficoltà. Torna il consueto approfondimento sul tema con Angelo Franchitto

di Angelo Franchitto

Il Green Pass, dopo la seconda dose di vaccino, ha una validità di nove mesi. In questo periodo possiamo fare tutte quelle attività per cui è richiesto l’utilizzo del certificato verde. Infatti, dal momento che ci muoviamo e abbiamo una vita più attiva rispetto allo scorso anno, quando non avevamo ancora i vaccini, il Green Pass resta valido per partecipare alle cerimonie, accedere alle strutture sanitarie assistenziali (RSA), per i nostri spostarsi sul territorio nazionale (anche quando queste potrebbero avere colori diversi).

Ma soprattutto, parliamo del Green Pass come un lasciapassare che dovrebbe facilitare i nostri spostamenti tra gli Stati membri dell’Unione europea. In particolare questo certificato è importante per chi viaggia all’estero. Proprio perché spostare le persone da un posto all’altro del globo terrestre, favorisce la nascita e la trasmissione di nuove varianti. Per questo motivo, recentemente è stato messo a punto un servizio online dove sono riassunte le regole per entrare nei singoli paesi dell’Unione europea. Ma è bene ricordare che per viaggiare in Europa occorre presentare la versione del Green pass valida nella Comunità Europea e che si ottiene, diversamente da quella italiana, solo dopo 15 giorni dalla seconda dose di vaccino. Attenzione perché il Green pass non è l’unico requisito richiesto per viaggiare all’estero. Infatti, se si pensa di fare un viaggio fuori dall’Unione Europea è bene informarsi sulle misure di prevenzione adottate nel paese di destinazione.

Ma oggi, ogni Paese vive una condizione diversa della pandemia. Gli Stati piú poveri sono anche quelli dove non si vaccina e dove, ancora oggi, si muore con estrema facilità. Intanto però si parla già di terza dose. In Italia il dibattito si protrae già da alcune settimane ma non c’è ancora un pensiero univoco. Proprio per questo motivo, il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri è uno di quelli per il quale la terza dose di vaccino anti-Covid deve essere fatta. Il sottosegretario pensa di iniziare da ottobre, partendo dalle persone più fragili. Bisogna mettere in sicurezza per prima coloro in cui ci si aspetta una minore risposta immunitaria dopo il vaccino. Per esempio i pazienti oncologici che sono in chemioterapia o le persone che hanno subito un trapianto. Per loro è necessario un richiamo al più presto. Mentre, più prudente è Gianni Rezza, direttore generale della prevenzione sanitaria al ministero della Salute. In questo caso è vero che il direttore mette subito le mani avanti.

Soprattutto spiega come, sulla terza dose, per ora, sia più conveniente astenersi dal solito dibattito fra pro e contro. Meglio invece iniziare a programmare gli eventuali richiami, da effettuare però in maniera graduale. Magari sulla base delle necessità e delle evidenze scientifiche. Dunque, ci sono opinioni diverse e poca chiarezza. Il futuro è ancora molto incerto e decisamente poco chiaro in merito a cosa faremo alla fine dei nove mesi di validità del certificato verde. Molto cauto su questo tema è anche Guido Rasi, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Roma Tor Vergata. L’ex direttore dell’Ema e consulente per l’emergenza del generale Figliuolo dichiara che, al momento, non è detto che sia necessaria una terza dose di vaccino anti-Covid.

Bisogna aspettare i risultati dei vari dati di studio che arriveranno a breve e ne sapremo di più. Una spiegazione razionale, per dire che nel breve periodo sapremo come hanno lavorato i vaccini e potremmo pensare seriamente a cosa è meglio per il futuro. Nessun allarme e nessuna minaccia è imminente. Nel caso comunque in cui dovesse rendersi necessaria una terza dose per gli italiani, il nostro Paese è comunque pronto. Accordi sono stati fatti e il numero di dosi è più che sufficiente per tutti. Eppure c’è chi è già pronto per iniziare a distribuire le nuove dosi.

La presa di posizione arriva dopo la decisione da parte delle autorità americane di rendere disponibile un’iniezione di richiamo per tutti i cittadini a partire dal 20 settembre. Sono così proprio le case farmaceutiche americane a spingere per i nuovi richiami. Ma un monito arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità. Infatti, proprio l’Oms frena ancora sulla necessità di una terza dose di vaccino contro il covid-19 nei prossimi mesi. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, ad oggi, i dati che abbiamo non indicano il bisogno di una terza dose di vaccino anti-Covid. Invece sarebbe più auspicabile sostenere i paesi in difficoltà, affinché abbiano anche loro la possibilità di ricevere una prima copertura vaccinale.

Eppure, mentre si ragiona su questa eventualità, diversi Paesi stanno pensando di iniziare a vaccinare con una terza dose già in autunno. Chi, invece, già sta somministrando le terze dosi è Israele. Il paese che per primo aveva vaccinato il più alto numero di adulti con la prima dose e che per primo aveva tolto tutte le limitazioni, nei mesi scorsi ha visto un notevole aumento dei contagi da nuovo coronavirus. Proprio la variante Delta si è facilmente insinuata tra la popolazione israeliana e quindi si è deciso di procedere alla terza dose del vaccino. Così, uno studio del Maccabi Health Services pubblicato in questi giorni dimostra come la terza dose con il vaccino Pfizer-BioNTech è efficace all’86% nel prevenire l’infezione da covid-19 negli over 60. Ora aspettiamo per vedere cosa deciderà l’Europa.





Articoli Correlati


cookie