L'ultimo addio sul marciapiede: la tragicommedia del materasso abbandonato

Opinioni - Oltre la cronaca delle telecamere: riflessione sulla coppia del materasso e quella "sporca dozzina" di cittadini: perché la cura con cui ci disfiamo dei nostri ricordi non può giustificare lo schiaffo al decoro della città di Cassino

L'ultimo addio sul marciapiede: la tragicommedia del materasso abbandonato
di autore Mario Costa - Pubblicato: 15-04-2026 18:48 - Tempo di lettura 3 minuti

Stando ai commenti e ai tanti segnali di approvazione manifestati nei modi più diversi, pare abbia suscitato generale e compiaciuto consenso la notizia della coppia di coniugi, immortalata da una telecamera, intenta all’abbandono illecito di un materasso che andava ad “arricchire”, senza se ne avvertisse il bisogno, un bel (si fa per dire) cumulo di rifiuti in una parte abitata della nostra città. Stessi segnali son giunti per la dozzina di “colleghi” di costoro, “pizzicati” anch’essi giorni addietro in illecita operazione, grossomodo, di tal natura.

Cosa spetta ora alla coppia e a “quella sporca dozzina” (ci si passi il termine, ma lo richiamiamo in “omaggio” al famoso e indimenticabile film di Robert Aldrich) è materia di pertinenza della Polizia Locale e del suo dirigente, il comandante Giuseppe Acquaro. Ovviamente, in coerenza con il detto “dura lex sed lex”, procederanno come di dovere. Nel rispetto della legge, che deve fare il suo corso, ma anche nella speranza, aggiungiamo, di un pedagogico ravvedimento per quanti fossero tentati di fare tranquillamente la stessa cosa.

Ma ritorniamo sul materasso, non per ripetere, però, ciò che è stato già scritto. Ci ritorniamo perché ci siamo un po’ immedesimati nella scena della coppia nell’atto in cui si disfa di qualcosa di caro, che deposita con cura certosina: lo poggiano, lo sistemano, quasi lo accarezzano. Forse non manca neppure un “addio, vecchio amico” sussurrato al soffio leggero di un venticello.

Quanti sospiri si nascondono dietro l’abbandono illecito di un materasso? Sicuramente parecchi. Non si tratta, infatti, di un semplice rifiuto, ma di un vero e proprio testimone emotivo: notti insonni, piacevoli ricordi, sogni infranti, dolci riappacificazioni dopo qualche memorabile litigio… E ora? Scaricato in mezzo allo spazio pubblico, come se fosse l’ultimo capitolo di una storia d’amore finita male. Speriamo di no.

Nel frattempo il materasso, lì, testimone silenzioso di notti passate e di senso civico assente, ha cominciato a sognare di essere portato dalla De Vizia nel centro di raccolta, tra i suoi simili, dove poter finalmente riposare in pace. Dopo essere diventato pure, suo malgrado, protagonista involontario di una tragicommedia urbana.

Morale: quando ci si deve liberare di un materasso, occorre ricordare due cose. La prima. Esiste un modo legale per farlo: basta una telefonata al numero verde del Comune (è anche il meno cinematografico). La seconda. Le telecamere non giudicano, ma registrano tutto. Perciò, attenzione! Si spera dunque che la coppia (e quei tanti che ora ridacchiano alle sue spalle) abbia imparato una lezione preziosa, e cioè che certi pesi (ingombranti, in termine tecnico) non si abbandonano all’angolo di una strada. Soprattutto quando hanno le molle e… quando “qualcuno” sta guardando.





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