Stellantis Cassino, operai in rivolta dopo il tavolo in Regione: "Il 2026 rischia il minimo storico"

Economia - Le assemblee nello stabilimento Stellantis confermano la profonda preoccupazione dei lavoratori. Cgil e Fiom bocciano la strategia dell'alta gamma: "Servono modelli di massa per salvare l'indotto, non possiamo aspettare il 2028". Anche per l'Uglm bisogna puntare su vetture che garantiscano volumi e occupazione

Stellantis Cassino, operai in rivolta dopo il tavolo in Regione: "Il 2026 rischia il minimo storico"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 23-06-2026 18:13 - Tempo di lettura 2 minuti

Si sono svolte nella giornata di oggi le attese assemblee dei lavoratori all'interno dello stabilimento del Cassinate. All'ordine del giorno, il resoconto del cruciale incontro avvenuto ieri presso la Regione Lazio, dove i sindacati hanno avuto un confronto diretto con i vertici aziendali – tra cui l'Amministratore Delegato di Stellantis Italia, Santo Ficili (subentrato a Filosa) – e i rappresentanti istituzionali per fare il punto sulla tenuta occupazionale e sui piani industriali del sito.

La reazione delle tute blu, tuttavia, è stata tutt'altro che serena. Durante i faccia a faccia con i delegati sindacali, gli operai hanno espresso tutta la loro profonda preoccupazione per un futuro che appare ancora avvolto nell'incertezza.

A farsi portavoce del forte malcontento e dei timori emersi direttamente dai reparti è Gerardo Minotti, segretario provinciale di categoria, che spiega: "Gli operai hanno manifestato tutta la loro preoccupazione. C'è troppa incertezza e mancano certezze concrete sul breve e medio periodo. Nel 2026 si compirà il ciclo della vettura di segmento D, ma le prospettive di una vera e propria svolta slittano troppo in avanti. Ci è stato detto che la vera ripartenza si vedrà solo nel 2028: un arco di tempo decisamente troppo lungo per la tenuta dei livelli occupazionali del nostro territorio".

I lavoratori temono che i prossimi anni possano trasformarsi in un lungo e logorante limbo, caratterizzato da un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali e dal rischio di un progressivo svuotamento dello stabilimento. A stretto giro è arrivata anche una dura nota congiunta firmata dalle segreterie di Cgil e Fiom di Roma e Lazio, insieme alle camere del lavoro e alle sigle provinciali di Frosinone e Latina.

Il sindacato riconosce l'impegno della Pisana, ma frena bruscamente sugli entusiasmi: "È un fatto importante che la Regione Lazio si stia facendo parte attiva in un confronto che diventa ogni giorno più complesso. È un passaggio importante, ma da quanto emerso non si colgono ancora segnali di reale discontinuità rispetto al quadro che da mesi denunciamo."

Il fulcro della critica sindacale risiede nella gestione della transizione da qui al 2028: con i livelli produttivi attuali, il 2026 rischia di diventare l'anno del minimo storico nella storia industriale di Cassino e continuano a pesare le ipotesi di uscite incentivate che svuotano la forza lavoro. L'impostazione aziendale resta concentrata esclusivamente sul segmento di alta gamma, una scelta che da sola non può assicurare una ripresa concreta delle attività produttive.

Per salvare la fabbrica, la CGIL chiede un cambio radicale di strategia industriale. Non bastano più le vetture di lusso: servono almeno due modelli che garantiscano maggiori volumi di produzione.

"Riteniamo necessario aprire una discussione seria anche su modelli alternativi, a partire da segmenti più di massa, che storicamente hanno garantito volumi e occupazione a Cassino. Se Stellantis confermerà le sue scelte, diventa urgente rafforzare il piano con ulteriori investimenti e con un intervento pubblico capace di impedire l’impoverimento del territorio."

La crisi non si ferma ai cancelli principali, ma sta già devastando le aziende della componentistica e dei servizi logistici. I sindacati denunciano come la riduzione dei volumi e lo spostamento delle attività all'estero stiano già producendo licenziamenti e cassa integrazione strutturale.

"Dicembre è un tempo troppo lontano", conclude la nota della CGIL, chiedendo alla Regione Lazio un'azione ancora più forte anche nei confronti del Governo per affrontare i nodi dell'energia e degli investimenti. "Non si può lasciare che Stellantis decida da sola tempi e destino di Cassino, di migliaia di lavoratrici e lavoratori e di un'intera comunità".





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