Cronaca - I due sanitari restano in prognosi riservata al Sant’Eugenio. La palazzina appartiene a una famiglia molto conosciuta a Cassino, titolare di una storica attività commerciale: alcuni componenti si sono salvati per una serie di fortunate coincidenze. La Procura indaga sulle cause dell’esplosione.
Restano ricoverati in prognosi riservata al Sant’Eugenio di Roma Carmine Sirica e Katia Adinolfi, i due sanitari rimasti gravemente feriti nell’esplosione che ieri mattina ha devastato l’appartamento all’ultimo piano della palazzina di via Guado Santa Maria 12, a Cassino. Una deflagrazione violentissima che ha fatto crollare il tetto della mansarda e che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche: anche alcuni componenti della famiglia proprietaria dell’edificio si sono salvati per una serie di circostanze fortuite.
Sirica e Adinolfi sono stati estratti dopo l’esplosione e affidati alle cure dei soccorritori. Lui avrebbe riportato ustioni su circa il 90 per cento del corpo, lei sul 70 per cento, con bruciature particolarmente gravi anche al volto. Katia da pochi mesi è una dipendente dell’Asl di Frosinone e lavora all’ospedale “Santa Scolastica” di Cassino come operatrice socio-sanitaria; Carmine è infermiere in un ospedale del salernitano, provincia di residenza di entrambi.
Dopo le prime cure ricevute al pronto soccorso del nosocomio cassinate, dove i sanitari hanno provveduto alla loro stabilizzazione, è stato disposto il trasferimento al Sant’Eugenio di Roma, centro specializzato nel trattamento dei grandi ustionati. Le loro condizioni rimangono molto gravi.
La Asl di Frosinone e l’intera Direzione Strategica hanno espresso «profonda vicinanza» all’operatrice socio-sanitaria e all’infermiere coinvolti nell’esplosione, sottolineando come entrambi, una volta arrivati al pronto soccorso del Santa Scolastica, abbiano ricevuto le cure necessarie per essere stabilizzati prima del trasferimento nella Capitale per l’assistenza specialistica.
Ma nella tragedia di via Guado Santa Maria c’è anche un altro aspetto che emerge con il passare delle ore. La palazzina appartiene a una famiglia molto conosciuta a Cassino, anche per essere titolare di una storica attività commerciale, e soltanto una serie di circostanze ha evitato che l’esplosione provocasse un bilancio ancora più pesante.
Al momento della deflagrazione, infatti, uno dei proprietari non si trovava all’interno della palazzina. Era già partito insieme alla moglie ed era in viaggio verso Formia, diretto al mare. Una circostanza che, con ogni probabilità, li ha tenuti lontani dall’edificio proprio nel momento in cui si è verificata la violentissima esplosione.
Un altro componente della famiglia si trovava invece insieme alla moglie nel giardino della palazzina. Anche in questo caso pochi metri potrebbero aver fatto la differenza. Essere all’esterno dell'edificio li avrebbe sottratti alla parte più violenta della deflagrazione e soprattutto al successivo crollo di una porzione della struttura.
I due hanno però assistito praticamente in prima persona a una scena terribile. Profondamente scossi da quanto accaduto, sono stati accompagnati al Santa Scolastica di Cassino e ricoverati in forte stato di shock. Una serie di coincidenze che assume un peso ancora maggiore osservando ciò che resta della parte superiore della palazzina. L’esplosione è stata talmente violenta da provocare il crollo di parte del manufatto e da disseminare macerie nell’area circostante.
Parallelamente ai soccorsi è iniziato il lavoro investigativo per stabilire con esattezza che cosa sia accaduto all’interno dell’appartamento. Il sostituto procuratore della Repubblica di Cassino Laura D’Elia ha aperto un fascicolo contro ignoti, passaggio necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti tecnici e verificare sia le cause della deflagrazione sia l’eventuale esistenza di responsabilità.
L’ipotesi sulla quale si concentrano le verifiche è quella di una fuga di gas, ma saranno gli accertamenti tecnici a dover fornire risposte definitive.
Sotto la lente finirà l’intero impianto dell’abitazione: dovranno essere controllati il tubo di alimentazione, le valvole, il fornello e tutti gli elementi che potrebbero permettere di individuare il punto dal quale il gas sarebbe eventualmente fuoriuscito.
Uno degli interrogativi principali riguarda proprio quanto accaduto nei minuti precedenti alla deflagrazione: gli accertamenti dovranno chiarire da dove sia fuoriuscito il gas, per quanto tempo si sia accumulato nell’appartamento e perché i due occupanti non si siano accorti della sua presenza prima dell’esplosione.
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